La notte dei lunghi coltelli grillini si consuma senza “streaming”. La Gambaro non si scusa e se ne va

Alla fine la diretta streaming dell’assemblea congiunta di deputati e senatori M5S sul caso della senatrice ribelle è saltata. Tutto blindato, come una vecchia riunione di segreteria della Democrazia cristiana. Alla riunione c’era anche Adele Gambaro, rea di aver criticato Grillo per il flop delle amministrative: dopo un lungo tira e molla, accuse e stracci, alle 20.20 ha lasciato l’assemblea congiunta ma prima aveva letto una lettera. Secondo lo staff della comunicazione, si è detta dispiaciuta ma non ha chiesto scusa. E ha confermato il suo no alle dimissioni. La riunione era stata organizzata perché

i colleghi parlamentari dovevano decidere se sottoporre al giudizio della rete una sua eventuale espulsione. È stato un lungo pomeriggio, all’interno del gruppo è resa dei conti: da una parte i duri che hanno spinto per la sua epurazione, dall’altra chi invece da tempo chiede che Grillo cambi registro. Prima fra tutte, appunto la senatrice: «A Beppe siamo tutti riconoscenti, però i toni si devono cambiare». A fotografare il livello di dissenso all’interno del Movimento nel pomeriggio è stato Giovanni Favia, consigliere regionale emiliano-romagnolo del M5s e dissidente storico: «I gendarmi sono in grossa difficoltà, su questa votazione andranno in minoranza e con loro Grillo e Casaleggio. Con la decisione dell’intergruppo sul caso di Adele Gambaro si creerà in precedente che altri potranno seguire. Si apre insomma una fase nuova». Favia ha spiegato che «il regolamento parlamentare del M5S parla chiaro: l’espulsione nasce e viene votata in seno al gruppo e la rete è chiamata esclusivamente a ratificare, ovvero il contrario di quanto stiano sostenendo gli infiltrati di Grillo e Casaleggio nel gruppo parlamentare nel tentativo di salvarsi la faccia. La frase “noi non espelliamo, diamo il potere alla rete” è semplicemente una furbata. Tra l’altro la riunione è fuori dalle regole del Movimento 5 Stelle perché, sempre da regolamento, si dice che un’espulsione può essere messa ai voti nell’intergruppo solo se vi è un’aperta e palese violazione del regolamento interno, cosa che non riguarda Adele Gambaro». Sono arrivati anche alcuni segnali che la dicono lunga sul clima che si respirava. Lei, l’accusata, durante la riunione preliminare a Palazzo Madama ha ribadito: «Non lascio». E ha attaccato: «Qui nessuno parla delle reazioni del blog nei miei confronti: sono state di una violenza incredibile». Ma non solo. Gambaro poi si è rivolta all’ex capogruppo Vito Crimi: «Non c’è più rapporto di fiducia. Tu, Vito hai pubblicato un mio sms. Quindi viene a mancare il rapporto di fiducia». Per tutta risposta lui ha spiegato: «Noi non votiamo nessuna espulsione, noi votiamo di rimettere alla rete la decisione. Io non ho detto chi non vota per l’espulsione della Gambaro va contro i principi del Movimento». Ma poi ha tagliato corda: «Io ho altro da fare, devo traslocare». Occhi puntati anche sul nuovo capogruppo al Senato, Nicola Morra accusato di non aver saputo gestire il caso Gambaro: «Sottopongo il giudizio su mio operato in rete: questi sono stati i giorni più brutti della mia vita».