La lezione e il programma della Cdu-Csu, partito guida della Germania

Mentre in Italia la “destra” si dedica (non potrebbe essere altrimenti) alle vicissitudini processuali del suo leader, in Germania la Cdu-Csu tira fuori gli artigli in vista delle prossime elezioni politiche. La Merkel può sfoderare dati economici importanti, tra cui il record del tasso di occupazione, e un ruolo politico di supremazia tedesca in Europa che nessuno sembra poter scalzare. Non certo il debole governo Letta o l’impopolare Hollande, perso nelle sue guerre improbabili sul diritto di famiglia che hanno spaccato la Francia e portato ai minimi il suo consenso.

Ovviamente la Cdu-Csu non è solo il suo leader. Anzi. È un partito vero, con una storia lunga alle spalle e una cultura politica di riferimento, quella economia sociale di mercato che fa di dottrina sociale cristiana, fiducia nella libera iniziativa individuale e stabilità economica e sociale i suoi punti fermi. La Merkel oggi è l’espressione della dottrina dell’economia sociale di mercato, non un leader arcigno spuntato all’improvviso. In Germania i leader della Cdu nascono nel partito, crescono dentro le sue strutture e una volta arrivati al governo  applicano le antiche teorie di grandi teorici del partito, come Wilhelm Ropke,  uno dei più grandi critici dei due materialismi: quello socialista e quello economicista troppo spesso confuso con il liberalismo.

Ieri la Cdu-Csu ha pubblicato 125 pagine di proposte, numeri, ricette per portare nel futuro la Germania e proiettarla sempre di più come Paese guida dell’Europa.  Continuità e futuro sono i due elementi che contraddistinguono il programma della destra tedesca. Da un parte si vuole portare avanti il lavoro della Merkel, quando si dice un chiaro “no” a nuove tasse, spesa pubblica nel 2014 più bassa che nel 2010, e continuare a creare nuovi posti di lavoro per giungere alla piena occupazione, antico miraggio tedesco che è ormai a un passo. Dall’altra parte, il programma della Cdu-Csu indica orizzonti temporali oltre la Merkel: la fine del nucleare nel 2020, il 35% di rinnovabili tra soli sette anni e l’attrazione dei migliori giovani di tutto il mondo nel prossimo decennio.

L’ossessione vera del programma dei due partiti di ispirazione cristiana è la famiglia. E ovviamente i figli. Per poter pagare il costoso welfare tedesco la demografia è un elemento fondamentale, insieme alla crescita economica: la Germania ha entrambe. E la Cdu-Csu insiste: edilizia popolare, assegni per i bambini e madri più consistenti e più sussidi anche ai disabili. Non a caso nel programma si parla anche della necessità per le famiglie di “passare più tempo insieme”. Mentre in Francia il governo distrugge la famiglia, in Germania essa è difesa, sostenuta e valorizzata.

Il programma conservatore ovviamente parla anche di politica estera: no a Turchia in Europa, posizione sempre più condivisa alla luce dei fatti recenti, sì a relazioni sempre più strette con Francia e Polonia (non si parla da nessuna parte dell’Italia) e ok a trattato di libero scambio Usa-Ue così come alla tasse sulle transazioni finanziarie. E il rigore e la disciplina fiscale tanto cara al fondatore dell’economia sociale di mercato, Ropke: un obiettivo da raggiungere con riforme strutturali e maggiore competitività. Qui la Cdu-Csu sembra voler dire “fate come abbiamo fatto noi in passato”. Difficile dargli torto.

In conclusione, un programma da grande partito, un programma di destra e per il futuro. Che vuole rafforzare la sovranità tedesca e il suo ruolo dominante in Europa. Così si persegue l’interesse nazionale per i tedeschi di oggi: per loro è un dovere, non una recriminazione, come troppo spesso sembrano fare i politici italiani. Inutile dire che la destra italiana del futuro dovrà studiare un bel po’ di tedesco. O quanto meno la lezione della Cdu-Csu, il partito guida della Germania, del Ppe e dell’Europa.