La giunta Marino in dirittura d’arrivo. C’è la sorella dell’ex ministro Barca ma alle donne non basta…

Roma “città aperta” alle spartizioni di poltrone tra i diversi partiti della coalizione. Una poltrona qui, una poltrona lì,  ma chiaramente non tutti sono accontentati e Ignazio Marino già alla prima prova mostra tutta la sua debolezza. La quaestio è semplice: dopo giorni di lavoro, incontri, trattative e curriculum sul tavolo, tensioni e bracci di ferro tra le varie anime della sinistra dovrebbe essere pronta, o quasi, la nuova giunta di Roma Capitale, che potrebbe essere presentata già oggi. Ma i malumori sono fortissimi soprattutto nell’area dei moderati: la squadra che Marino intende presentare è troppo spostata a sinistra, manca un vicesindaco donna e nella schiera dei tecnici compare il nome Flavia Barca, sorella dell’ex ministro Fabrizio Barca. Tranne aggiustamenti dell’ultima ora tra i componenti della squadra di governo dovrebbe esserci Luigi Nieri (Sel), con possibile ruolo di vicesindaco, Flavia Barca dovrebbe andare alle Politiche culturali.

L’idea di Marino sarebbe quella di dar vita a una giunta composta da dodici persone: sei tecnici e sei politici, per metà uomini e altrettante donne. La formazione finale prevederebbe quattro esponenti del Pd: Paolo Masini ai Lavori pubblici e periferie; la votatissima Estella Marino all’Ambiente; la renziana Lorenza Bonaccorsi con probabile delega alle Attività produttive commercio e turismo; Daniele Ozzimo alla Casa. Nella schiera dei tecnici ci sarebbe anche Luca Pancalli, presidente del Comitato italiano Paralimpico, agli Stili di vita e sport. E potrebbero entrare in giunta anche Alessandra Cattoi e Marina Dragotto dell’Audis (Associazione aree urbane dismesse), all’Urbanistica. A guidare l’assessorato al Bilancio potrebbe essere un tecnico con esperienza nel settore oppure lo stesso Luigi Nieri, che ha già ricoperto il ruolo di assessore regionale al Bilancio. In questo quadro di insieme, a capo dell’aula Giulio Cesare potrebbe andare il democratico Mirko Coratti, che ha già in passato ricoperto questo ruolo, con Gemma Azuni di Sel come vice.

Ma nell’area dem c’è sconcerto: sono in molti a lamentare un azzeramento. Come scrive il Messaggero  in un articolo di restroscena, un prestigioso esponente del Pd osservava: «Alla fine Zingaretti  fa il pieno e si spartisce  le poltrone  principali con i renziani». Anche se poi un altro esponente precisava: «Ma quali zingarettiani, nessuno dei quattro nomi del Pd indicati da Marino è riconducibile a Zingaretti». Non solo, il fatto che il vicesindaco non sia una donna fa imbufalire le donne democrat. «C’è un passo indietro enorme – dice Franca Prisco, presidente delle donne del Pd ed ex senatrice del Pd – perfino Alemanno su questo tema aveva fatto meglio. È una decisione che ci lascia profondamente deluse e amareggiate. Anche perché Marino è un politico che ha sempre fatto del tema dei diritti uno dei suoi cavalli di battaglia. Evidentemente non ha avuto la forza di mantenere la promessa». Se il buongiorno si vede dal mattino queste sono le prime concrete avvisaglie di quanto il neosindaco sarà prigioniero dei capricci della sua coalizione.