La foto di gruppo di Cgil, Cisl e Uil scatena il web: “Ma che avete da ridere? Andate al diavolo”

È bastato rivederli tutti insieme per scatenare la rabbia del web. Proprio non ci siamo, la foto di gruppo dei (vecchi) sindacati riuniti, all’insegna del nostalgismo per l’indigesta stagione della Triplice, è risultata indigesta. La Camusso, Bonanni, Angeletti lì, alla manifestazione, a parlare del lavoro, con gli esponenti del Pd in piazza per protestare contro il governo del Pd. Una presa per i fondelli. E sono riecheggiate le canzoncine degli anni Settanta, «siam tre piccoli porcellin / Cgil Cisl e Uil / e il potere agli operai / non lo daremo mai». E giù una sequela di insulti contro la sete di potere delle Confederazioni sindacali. Su Facebook e nei blog un fiume di commenti, trovarne uno positivo era una mission impossible. «Ancora loro», ha scritto un arrabbiatissimo pensionato ricordando come non abbia senso manifestare per l’occupazione dopo aver sottoscritto – senza battere ciglio – le riforme Fornero in materia di previdenza e mercato del lavoro. «Ma che hanno da ridere? Vadano al diavolo». «Hanno rovinato l’Italia», ha aggiunto Mirko, libero professionista, e adesso «cercano di rifarsi una verginità». Adriano è andato giù duro: «Se i politici sono una casta, loro non sono da meno. Con patronati, associazioni parallele e deleghe drenano milioni pilotando anche i voti verso i partiti di centrosinistra». «Altro che difensori dei lavoratori – ha postato Corrado – questi signori rappresentano ormai  solo i pensionati. I giovani che non hanno firmato nessuna delega sono invece relegati ai margini del mercato del lavoro e non riescono a entrarvi». «Tutta colpa della rigidità delle regole volute da Cgil, Cisl e Uil e dai partiti del centrosinistra», ha fatto notare Antonio, ex dipendente Alitalia rimasto a casa dopo l’accordo sottoscritto proprio dalle organizzazioni sindacali. Che il sindacato triplicista fosse in crisi, del resto, lo si era capito da tempo. Intanto perché non si vedono più le folle oceaniche, poi perché in tempi di crisi i contratti non si rinnovano e quando finalmente si arriva a sottoscriverli sono parchi di soddisfazioni. Si veda quello che è successo a Roma con il contratto degli aurtoferrotranvieri. Prima si scioperava praticamente una volta a settimana perché si sollecitava il rinnovo, adesso si sciopera una volta a settimana perché si è insoddisfatti. Si è giunti perfino a contestare l’apertura di una nuova linea della metropolitana, inaugurata dall’ex sindaco della capitale Gianni Alemanno. Premesse da anarchia. Ha ancora senso mantenere in piedi i mastodontici apparati di Cgil, Cisl e Uil? La risposta è no, a meno che non si voglia riconoscere loro un ruolo politico, di cinghia di trasmissione rispetto ad alcuni (ben determinati) partiti. Ruolo che la Cgil sta interpretando da maestra, fin dalla fine della seconda guerra mondiale. A beneficio del Pci prima e del Pds-Ds-Pd dopo. Ma i lavoratori con questo non c’entrano nulla.