La Festa della Repubblica sarà “povera”, senza Frecce e cavalli. Colpa della crisi e del pressing della sinistra…

Anche la Festa della Repubblica cade sotto la mannaia della spending review. Ancora più degli altri anni la parola d’ordine è “sobrietà”. A dare l’indicazione è stato qualche giorno fa lo stesso capo dello Stato, Giorgio Napolitano nel suo messaggio ai prefetti («Ho vivamente apprezzato la convinta adesione che avete riservato all’invito a celebrare la solenne ricorrenza della Festa della Repubblica con la sobrietà che il momento richiede, riaffermandone, comunque, il profondo significato nel rinnovato richiamo ai valori sui quali si fonda la nostra Comunità nazionale»). Quindi ci saranno gli alzabandiera, ci sarà la lettura del messaggio del presidente della Repubblica, ci saranno le consegne delle onorificenze al merito, le prefetture resteranno aperte al pubblico e alle scolaresche, ma le celebrazioni da Aosta ad Agrigento saranno “povere” e senza i consueti rinfreschi, in che non guasta. A Roma salteranno pure i festeggiamenti nei giardini del Quirinale con le autorità e ci sarà una sforbiciata anche nella parata che fa felice l’ultrasinistra. Ma nel nome della “sobrietà” le Frecce Tricolori resteranno negli hangar e non lasceranno la tradizionale scia rossa, bianca e verde sul cielo della Capitale. Un taglio inutile, come ha sottolineato l’ex ministro alla Difesa Ignazio La Russa, il sorvolo infatti «non ha praticamente alcun costo aggiuntivo: i piloti dovrebbero comunque addestrarsi e farlo quel giorno o il giorno dopo non cambia nulla». In realtà, ha osservato La Russa, l’eliminazione delle Frecce Tricolori «è il cedimento a un sentimento antinazionale, un’offesa all’intelligenza e alla volontà degli italiani». In quest’ottica di tagli non sfileranno i mezzi militari e neanche i reparti a cavallo. In sostanza sarà solo una miniparata. I numeri parlano da soli:  lungo via dei Fori Imperiali sfileranno 2.585 militari e 698 tra civili e appartenenti ad altre amministrazioni, in totale quindi  saranno 3.300. Tagli che, come ha sottolineato il sottosegretario alla Difesa Gioacchino Alfano, «si riverbereranno coerentemente sui relativi oneri di spesa». Quest’anno la spesa si aggira «sul milione e mezzo di euro», come ha detto il ministro della Difesa, Mario Mauro. La parata era costata 3 milioni 522mila euro nel 2010, quando sfilarono in quasi seimila, e 4 milioni 398mila nel 2011, quando i partecipanti furono 6.500 e fu festeggiato il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Per l’edizione 2012 venne deciso un drastico ridimensionamento, ma la parata subì una ulteriore sforbiciata in seguito al sisma in Emilia e fu ridotta a un milione e 900mila euro. E così, oltre ad aver già eliminato aerei e veicoli, furono esclusi pure i reparti a cavallo e la Pattuglia acrobatica nazionale. La sfilata, che sarà aperta come sempre dalla banda dei Carabinieri, si articola in sette settori: quello delle bandiere e degli stendardi delle nazioni amiche e alleate e degli organismi internazionali; il settore dell’Esercito italiano (che comprende anche una compagnia del “Comfose”, il neonato Comando forze speciali); quelli della Marina, dell’Aeronautica, dell’Arma dei Carabinieri; il settore dei Corpi militari e ausiliari dello Stato (Gdf, Cri, Smom); quello dei Corpi armati e non dello Stato (Forestale, polizia di Stato, Polizia penitenziaria, Vigili del fuoco, Volontari del soccorso, Servizio civile nazionale, Polizia municipale). Come ogni anno non sono mancate le polemiche con l’ultrasinistra che ha insistito per l’abolizione della parata, richiesta rinnovata dal deputato di Sel Claudio Fava (Sel) in un’interpellanza bocciata dal sottosegretario Alfano («La festa della Repubblica rappresenta uno dei simboli più alti e nobili del Paese»). Un pressing da sinistra che però inizia a far sentire, purtroppo, i suoi effetti..