La carezza del Papa buono che non cessa di commuoverci dopo 50 anni

Sono passati cinquant’anni (la ricorrenza sarà esattamente il 3 giugno prossimo) da quando Radio Vaticana diede al mondo il tristissimo annuncio della scomparsa di Giovanni XXIII.  Papa Francesco ricorderà il il “Pontefice  buono” unendosi lunedì prossimo al pallegrinaggio di duemila bergamaschi nella Basilica di San Pietro (Roncalli apparteneva  a quella gente e alla sua grande cultura religiosa). Non è facile celebrare il ricordo di Papa Giovanni. E non è facile per il semplicissimo motivo che Giovanni XXIII non ha mai cessato di essere presente nella coscienza di credenti,  non credenti e del popolo italiano in modo particolare.  È il segno della grandezza di un Papa che ha impresso una svolta decisiva alla Chiesa con il Concilio Vaticano II. Ed è anche il suggello incancellabile  lasciato nella memoria collettiva  da un Papa  che per primo riuscì a toccare  le corde più profonde  del popolo cristiano con  straordinaria   semplicità e sublime capacità comunicativa.

Non era un “progressista” Giovanni XXIII, come la vulgata ideologica del post-Concilio, ha a lungo propagandato; ammesso e non concesso, poi, che abbia senso dividere i grandi della Chiesa in “progressisti” e “conservatori”. Papa Giovanni aveva semplicemente capito prima di altri che il messaggio evengelico  andava proposto in modo nuovo  all’uomo moderno e alla società investita dalla gigantesca trasformazione prodotta dallo sviluppo industriale. Tant’è che lo stesso Concilio Vaticano appare, a un’analisi retrospettiva,  come il tentativo, non di cambiare la dottrina della Chiesa (come hanno a lungo preteso, per ragioni opposte, tradizionalisti da una parte e rivoluzionari dall’altra), ma di proporre questa stesse dottrina secondo le modalità e i linguaggi della società moderna. Questa sintesi, cinquant’anni fa nuovissima, di tradizione e modernità trovò nell’esplosione dei mass media una grandiosa possibilità di affermazione. Tant’è che l’immagine di Papa Giovanni più famosa è affidata alla televisione. E a quello straordinario discorso in cui il Pontefice, già malato, pronunciò parole rimaste nella storia: «Tornando a casa,  troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare, dite una parola buona: il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza». Quelle lacrime, per chi ha l’età di ricordare quei momenti, non si sono ancora asciugate.