Ingroia lascia la toga (e l’esilio di Aosta): «Farò politica a tempo pieno». Col partito “invisibile”

Da segnare sull’agenda: 22 giugno. Sta per fare il suo ingresso nell’agone politico il secondo partito più patetico della storia recente dopo Rivoluzione Civile, uscito con uno “zero virgola” alle politiche di febbraio. La richiesta politica è stata tale che vale la pena riprovarci, sempre con Ingroia leader e con un nome poco poco differente, Azione civile. Lo psicodramma dell’ex magistrato prosegue così, appendendo la toga al chiodo e dando un calcio ai cittadini di Aosta, definita sul quotidiano di Mauro, una «punizione», come racconta l’interessato in un’intervista a la Repubblica. Tutti attendevamo con ansia che sciogliesse la prognosi sulla sua scelta di vita e ora è ufficiale: Antonio Ingroia lascia la magistratura per dedicarsi «a tempo pieno» alla politica. Capiamo il sacrificio immane: «È  stata la decisione più sofferta dei miei 54 anni» dice spiegando che «per mesi» si è sentito «un uomo e un magistrato solo».  Ingroia spiega che abbandona la toga a «malincuore», ma sottolinea che «non ci sono più le condizioni perché la tenga ancora indosso». Al contrario, ci sono «gravi ragioni per le quali è venuto il momento di dedicarsi a tempo pieno all’attività politica». Stentiamo a capire quali e, crediamo, non solo noi. «Sono così affezionato a questa toga – aggiunge – che sarei rimasto in magistratura se mi fosse stata data la possibilità di mettere a frutto la mia esperienza ventennale di pm antimafia in Sicilia. Ma c’è chi non vuole, il Csm in testa». La decisione, racconta,  è stata maturata prima dell’avvio di procedura su Messineo: «Negli ultimi anni è cresciuto dentro di me il senso di estraneità rispetto alle logiche “politiche” del Csm e alle timidezze e all’ingenerosità dell’Anm nel difendere i magistrati più esposti della procura di Palermo». Ma la goccia che ha fatto maturare la scelta più dolorosa della sua vita, inutile che ci giri intorno, è stata la destinazione “offensiva”. Quella su Aosta, Ingroia ritiene che sia stata «una scelta punitiva con motivazioni politiche». Adesso sono convinto – sottolinea – «che la magistratura, nelle condizioni in cui si trova, non possa fare grossi passi avanti se non cambia la politica». Insomma, il ragionamento è: cambiare la politica per cambiare la magistratura. E il primo passo per cambiare è naturalmente cercare di cambiare il meno possibile: «Sono un partigiano della Costituzione, ma ora vogliono mettere mano ai suoi caposaldi, quindi bisogna costruire un fronte, un movimento politico per difenderla». Il salvatore della Patria sta per arrivare.