Imprenditori “in mutande” davanti Montecitorio. E alla Camera parte la riforma di Equitalia voluta dal Pdl

Forse a breve nessuno rimarrà più “in mutande”. In commissione Finanze della Camera si è giocata (e vinta) una mano importante per la riforma di Equitalia. Lo annuncia Daniele Capezzone che incassa il voto all’unanimità di una risoluzione, di cui è primo firmatario, «che ha dato al governo un binario certo». «Ed è molto importante», ha aggiunto, «che il viceministro Casero si sia esplicitamente richiamato ai punti da noi approvati». Una vittoria nella direzione e nei punti da sempre indicati dal Pdl, che il Presidente della commissione Finanze della Camera riassume così, intervistato da Radio Anch’io.

«In estrema sintesi: più rate; impignorabilità della prima casa (se è unico bene del debitore); pignorabilità solo di un quinto (non oltre) dei beni produttivi; sospensione delle rate per il debitore in difficoltà; fine dell’aggio; riduzione degli interessi; messa in discussione (tranne nei casi di frode) del principio antigarantista per cui occorre il pagamento anticipato di un terzo per fare ricorso».

Si tratta di norme di civiltà fiscale e di rispetto per il cittadino- contribuente che arrivano, neanche a farlo apposta, in un giorno speciale, che si era inaugurato con un gran numero di imprenditori in mutande, visivamente e simbolicamente, davanti a Montecitorio, per protestare contro Equitalia: tutti  senza pantaloni, per rendere plasticamente la situazione. Abolire Equitalia e, nelle more, commissariarla è la richiesta che avanzano l’associazione “Io cambio” e Cobas imprese che, due settimane fa, hanno presentato una domanda di referendum abrogativo in Cassazione. «Fino ad agosto non avremo il parere della Suprema Corte – sottolinea il presidente di “Io cambio”, Angelo Alessandri – L’obiettivo è tornare alla riscossione comunale perché i comuni non hanno interesse a perdere tributi ma hanno anche interesse a fare finire l’ondata di suicidi». Il fisco oggi è diventato «uno strumento vessatorio impossibile da gestire», osserva ancora. «Tutto ciò va contrastato. Questo palazzo – prosegue – indicando uno dei due rami del Parlamento, non è più in grado di capirne l’urgenza». Su questo, almeno, dovranno ricredersi, perché le misure messe in cantiere vanno nel senso auspicato. Non solo, i Comuni avranno sei mesi di tempo in più, cioé fino al primo gennaio 2014, per diventare autonomi nella riscossione dei tributi, secondo quanto stabilito proprio oggi da un emendamento dei relatori al decreto legge per lo sblocco dei pagamenti della Pa approvato dall’Aula del Senato, che precisa quanto già previsto da una proposta della commissione Bilancio. Vengono dunque prorogati i poteri di Equitalia fino alla fine dell’anno. La limatina alle unghie di Equitalia sta quindi iniziando col piede giusto.