Il ristorante del Senato diventa tavola calda “low cost”. Ma il prezzo più alto lo pagano i dipendenti…

Il ristorante del Senato riapre i battenti in versione “economy” (“poco più di una tavola calda”), ma per i lavoratori è la “debàcle”. I 16 dipendenti della Gemeaz.Elior, la società che ha in appalto il servizio ristorazione di Palazzo Madama, si sono visti stracciare il vecchio contratto (che molti di loro avevano sottoscritto nel 1994 quando la Camera Alta affidò all’esterno il servizio ristorante), perdendo così tutta l’anzianità e lo stipendio, in cambio di uno nuovo nel quale si propongono 20 ore settimanali di lavoro a 350 euro al mese. Lavaggio dei piatti compreso. «Anche chi ha la qualifica di chef o chi ha prestato servizio sino all’altro giorno nello studio privato del presidente si è visto proporre questo “ricatto”. È una cosa davvero inaccettabile», spiega Alessandro Bartolini, uno dei lavoratori che ha detto “no” al contratto “capestro” dell’azienda (trasmesso ai dipendenti con un telegramma) e che oggi manifestava davanti all’ingresso fornitori di Palazzo Madama. «E così 8 di noi che hanno rifiutato la proposta della Gemeaz, dopo anni di duro lavoro qui dentro – aggiunge – si sono visti chiudere la porta del Senato in faccia. Ci hanno fatto entrare solo un attimo per raccontare a voi giornalisti le nostre ragioni, ma poi dovremo andar via. Il 24 avremo un incontro con l’azienda, ma ci hanno fatto già sapere che ci saranno dei licenziamenti collettivi». Gli 8 lavoratori, che intendono denunciare la società per “comportamento antisindacale”, rischiano così di perdere il posto tra 70 giorni, dopo il periodo di mobilità. «Prima di cavalcare l’ondata di antipolitica così acriticamente – si sfoga uno dei dipendenti con i cronisti – fareste bene a capire quanta gente rischia di perdere il posto in nome di una propaganda inutile…». Il Questore del M5S Laura Bottici ha raggiunto i “manifestanti” per esprimere loro “la solidarietà” del Movimento.