Il Pdl vuole anche le riforme sulla giustizia. Un emendamento modifica i compiti del Comitato dei 40

Il Pdl allarga le maglie delle riforme costituzionali. E apre alla possibilità di intervenire anche sulla magistratura. Il ddl del governo (che approderà in aula al Senato a partire da lunedì 8 luglio) escludeva infatti il titolo IV della parte II, che disciplina gli organi giurisdizionali, dalle riforme. Ma il Pdl con un emendamento fa piazza pulita delle limitazioni. “Non vogliamo fare la riforma della giustizia o la separazione delle carriere”, spiega Anna Maria Bernini. “Ma se si riformano gli altri poteri dello Stato, si deve poter intervenire su pesi e contrappesi”.Nell’occhio del ciclone è un emendamento firmato da tutti i membri del Pdl in commissione Giustizia al Senato, che modifica le competenze del Comitato dei 40, l’organo bicamerale che dovrà scrivere le riforme costituzionali. L’emendamento 2.12 del Pdl, prevede che il Comitato dei 40 esamini i progetti di riforma “degli articoli di cui alla parte seconda della Costituzione”. Il ddl del governo dispone invece che il Comitato “esamina i progetti di legge di revisione costituzionale degli articoli di cui ai titoli I, II, III e V della parte seconda della Costituzione”. Ma la modifica proposta dal Pdl non è di poco conto, se si considera che dà al Comitato la possibilità di intervenire in via diretta sia sul titolo VI della Carta, che disciplina la Corte costituzionale e il meccanismo della revisione costituzionale, sia, soprattutto, il titolo IV su ‘La magistratura’ e l’ordinamento giurisdizionale.

Un tema molto delicato e al centro di anni di battaglie parlamentari, che si era deciso di escludere dal testo del governo, anche per non creare frizioni nella maggioranza e ‘sminare’ il percorso delle riforme da un possibile grande ostacolo. Anna Maria Bernini, senatrice del Pdl e firmataria dell’emendamento, spiega: “Ben prima della condanna ingiustissima di Berlusconi abbiamo espresso in commissione la convinzione che non si possa modificare l’impatto delle riforme a soli quattro titoli della parte seconda della Costituzione. Perché se si decide che cambiano i poteri del presidente della Repubblica, si deve intervenire su tutti i pesi e contrappesi. E quindi, ad esempio, modificare il potere di nomina dei giudici costituzionali da parte del capo dello Stato. Capisco tutte le interpretazioni, ma il nostro non è un blitz”. Il senatore del Pdl Donato Bruno esclude che si sia trattato di un blitz: “Gli emendamenti – spiega – sono stati consegnati quando non c’era alcuna sentenza relativa a Berlusconi”.