Il Pdl fa quadrato intorno al suo leader: «Sentenza persecutoria, la Cassazione faccia giustizia»

«Sentenza persecutoria». Il Pdl fa quadrato intorno a Silvio Berlusconi dopo che la Consulta ha negtoa al Cavaliere il legittimo impedimento nel processo Mediaset. «Allibiti e preoccupati» si dichiarano in una nota i ministri del Pdl, che si recano subito dal loro leader: «La decisione travolge ogni principio di leale collaborazione e sancisce la subalternità della politica all’ordine giudiziario». Tra i primi a commentare è il capogruppo alla Camera Renato Brunetta, che  stigmatizza il fatto che «distinguere politica da giustizia oggi in Italia è virtù impossibile. Eppure la eserciteremo – promette-  imparando dal presidente Berlusconi la capacità di privilegiare l’interesse della Nazione rispetto alla ribellione davanti a sentenze persecutorie». E spiega: «Siamo infatti all’assurdo di una Corte costituzionale che non ritiene legittimo impedimento la partecipazione di un presidente del Consiglio al Consiglio dei ministri», prosegue. «Dinanzi all’assurdo, la tentazione sarebbe quella di chiedere al popolo sovrano di esprimersi e di far giustizia con il voto».

«È difficile accettare il fatto che viviamo in un Paese in cui c’è un cittadino, per puro caso leader di un grande partito moderato votato da milioni di italiani, che è considerato da una parte della magistratura sempre e per forza colpevole e in malafede», commenta Deborah Bergamini. «Si può dire come Badoglio, “la guerra continua”. Questo e nessun altro è il significato della decisione della Consulta», dice Osvaldo Napoli. La Consulta ha sancito con il suo diniego «un “impedimento di fatto”, l’impedimento che impongono da vent’anni certi magistrati con le loro decisioni alle istituzioni, alla politica e in particolare a un uomo, Silvio Berlusconi»: è Anna Maria Bernini, portavoce vicario del Pdl, a definire «illogico che non sia stato accolto come legittimo impedimento un Consiglio dei ministri, la riunione dell’esecutivo che ha ottenuto la fiducia del Parlamento ed è stato convocato dal premier». Incalza il senatore Altero Matteoli definendo il verdetto messo «fuori dal buon senso e dalla realtà. Ciononostante è evidente che la decisione della Consulta nulla ha a che vedere con il giudizio di legittimità che la Corte di Cassazione dovrà emettere sul cosiddetto processo Mediaset. Confido che i giudici di terzo grado verificheranno con serenità e indipendenza gli atti del processo senza condizionamenti e senza spirito persecutorio assolvendo Berlusconi da reati che non ha potuto commettere». «Cambia la scena ma il copione è sempre lo stesso: il pregiudizio», dice il senatore Andrea Mandelli: «Impensabile – osserva – che da parte della Consulta non vengano riconosciuti i legittimi diritti e doveri di un premier. Ovviamente ciò può accadere solo se il Presidente in questione si chiama Silvio Berlusconi». Il nodo della questione è proprio questo. Parla di “grave vulnus” Fabrizio Cicchitto a proposito del verdetto della Consulta «che contraddicendo anche sue precedenti deliberazioni è fondamentalmente una scelta politica e non tecnica. È una scelta sbagliata e negativa. Non c’é dubbio che siamo di fronte ad un vulnus che richiederà una riflessione assai attenta». Inquieta, aggiunge il ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi, «che in Italia un Cdm non costituisca legittimo impedimento. Sono molto preoccupato». Si dice sconcertato il presidente del Senato, Maurizio Gasparri: «Confido che l’iter giudiziario abbia comunque in Cassazione un epilogo positivo. Il governo va sostenuto, ma resto convinto che non potremmo accettare un’incredibile espulsione dal Parlamento del nostro leader». Non manca il sostegno dell’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno «Massima solidarietà. Tutto il centrodestra deve essere impegnato a difendere l’immagine e il ruolo politico del nostro Presidente». Compatti i legali Ghedini e Longo: «I precedenti della Consulta in tema di legittimo impedimento sono inequivocabili e non avrebbero mai consentito soluzione diversa dall’accoglimento del conflitto proposto dal governo. Evidentemente la decisione assunta si è basata su logiche diverse che non possono che destare grave preoccupazione». Più chiaro di così…