Il gesto del capitano La Rosa ci fa sentire fieri di essere italiani

“Italiani brava gente”. Spesso i film italiani hanno dipinto così i nostri militari, senza grande voglia di combattere, non proprio dei coraggiosi, sempre desiderosi di tornare subito a casa. Era l’Italia del dopoguerra, dove si voleva cancellare in fretta sia le tristezze della guerra sia l’idea di “italiano-soldato” che senza successo Mussolini volle costruire. Si andò a riscrivere la storia di Caporetto, dipingendola come uno “sciopero militare” e altre corbellerie sinistre del genere.

La realtà è un’altra. Specialmente quella dei militari italiani di oggi. «L’ufficiale gridava tre volte “granata” e valutata l’inutilità di evacuare il mezzo, si interponeva fra l’ordigno e i commilitoni per ridurre gli effetti dell’esplosione». Il Capitano Giuseppe La Rosa ha dato la sua vita per l’Italia e per salvare i suoi commilitoni, quelli che in America si chiamano ancora “camerati” (comrades). Il Capitano La Rosa è un eroe italiano.  Altrove sarebbe osannato come tale. In Italia il ministro della Difesa svolge la sua informativa, richiesta da tutti i gruppi parlamentari, in un’Aula vuota. Su un gesto del genere in Francia, Inghilterra, America ci fanno film, fiction, scrivono libri di grande successo. In Italia forse il valore del nostro capitano “merita” una notizia di secondo ordine sui tg della tv di Stato. Notizia prontamente dimenticata il giorno dopo, ovviamente.

È vero, l’Italia non ha una cultura militare. Non l’ha mai avuta. Però ha sempre avuto grandi soldati, e ultimamente anche buoni ufficiali. Se fino a ieri i nostri comandi militari facevano carriera nelle stanze del Ministero, oggi sono “costretti” dal ruolo internazionale dell’Italia a far carriera sul campo, con la mimetica addosso e a dover versare lacrime per la perdita dei propri soldati. L’Italia sta cambiando. E con essa anche i nostri soldati e il nostro Esercito. Però certi vizi antichi non riusciamo a dismetterli. Ogni volta che muore un nostro ragazzo, invece di stringerci intorno alle nostre truppe, invochiamo un ritiro che sarebbe ignominioso, da codardi e da Nazione di terza serie. Questo anche perché il nostro Paese non ha un cultura militare. Si parla tanto in queste ore di rifare la destra, di cose nere, rivoluzioni blu e tante altre belle cose. Chiediamoci però perché in questi anni non siamo riusciti a far vedere ai nostri concittadini cosa facessero i nostri soldati nei contesti di guerra, come aiutano le popolazioni locali, cosa e perché rischiano la vita per il nostro Paese.

Ce ne vergogniamo forse? Perché li nascondiamo? Possibile che Caressa (sì, quello del calcio…) di Sky sia andato in Afghanistan a vedere e far vedere i nostri ragazzi in azione, mentre la nostra tv di stato, piena zeppa di gente “di destra” non riesce a organizzare insieme all’Esercito italiano programmi educativi, capaci di trasmettere una sana cultura militare a tutti gli italiani (pacifinti esclusi, quelli sono irrecuperabili) attraverso la trasmissione della vita quotidiana dei nostri ragazzi in missione? La destra non serve solo a vincere (ultimamente a perdere, a onore del vero…) le elezioni. Deve servire a cambiare il Paese. E non si cambia un paese solamente vincendo le elezioni, gestendo poltrone, distribuendo posizioni di sottopotere e così via. Un Paese si cambia davvero attraverso una grande operazione culturale. E gesti come quelli del Capitano La Rosa, che rendono tutti noi silenziosamente fieri di essere italiani, devono guidare la destra del futuro. E attraverso di essa, dell’Italia tutta.