Il flop siciliano dei grillini segna l’inizio della fine di un’illusione

La spinta propulsiva – in verità di durata piuttosto breve – di Grillo e del Movimento Cinquestelle, possiamo considerarla esaurita. Già dopo il primo turno delle amministrative era chiaro che qualcosa si stava rompendo in quella finta ed approssimativa “macchina da guerra” che nel febbraio scorso, alle politiche, aveva messo a ferro e fuoco il sistema dei partiti. Ai ballottaggi, tranne che in alcuni comuni minori, i grillini non ci sono neppure arrivati. Mentre è arrivata dalla Sicilia – la “mitica” Sicilia per i pentastellati che pochi mesi fa alle regionali avevano colto il loro primo significativo successo – una botta dalle proporzioni impressionanti che è il preludio della fine.

I risultati, non definitivi, a disposizione confermano l’impressione che qualcosa tra grillini ed elettorato si è rotto definitivamente anche perché fenomeni come quello del comico ligure sono fisiologicamente destinati ad impressionanti fiammate che poi si spengono quasi subito anche se per qualche tempo vivacchieranno senza eccessiva pretese. A Catania il Movimento otterrebbe il 3,9% contro il 33,6 di tre mesi fa; a Messina il 2,5 contro il 25,7; a Siracusa il 4,5 contro il 37,2, mentre a Ragusa calerebbe dal 39,3 al 9,9%. Curiosamente in quest’ultima città il candidato sindaco conquisterebbe il 15,9%, risultato lusinghiero, ma insufficiente per andare al ballottaggio.

In Sicilia tutto è cominciato, in Sicilia tutto finisce si potrebbe dire. E sarà pure lento ed inesorabile, come sostiene Grillo, il cammino, ma per uno che aveva battezzato la sua campagna elettorale “Tsunami tour”, ci sembra francamente un po’ poco.

Così come è sembrato francamente poco, modesto o ai limiti dell’inconsistenza l’approccio politico del M5S alla politica istituzionale e parlamentare. Messi alla prova gli eletti grillini hanno collezionato figuracce in quantità, per inesperienza ma anche per arroganza: dovevano cambiare il mondo ed il mondo aborrito sembra aver cambiato loro. I metodi di gestione dei gruppi, oltre che del movimento, sono stati francamente ridicoli per non dire peggio. Il dissenso è stato punito con le espulsioni, la mole di lavoro che promettevano si è rivelata modesta: tanto al Senato quanto alla Camera i Cinquestelle sono buoni ultimi nella graduatoria dei presentatori di proposte di legge. Ancora ieri, mentre i risultati dei ballottaggi venivano diramati a getto continuo e le vittorie grilline di Pomezia e di Assemini avrebbero dovuto scuoterli sia pure lievemente, ci risulta che i pensieri del parlamentari volavano verso la prossima assemblea nella quale si confronteranno “ortodossi” e “dissidenti” e non è escluso che verranno decretate nuove espulsioni. Manco a dirlo, comunque, il piatto forte della riunione sarà ancora il trattamento economico: indennità rimborsi, scontrini.

La politica è altrove. Qualcuno glielo dovrebbe dire a Grillo, Casaleggio e compagnia cantante. E la campanella che segnala la fine della ricreazione è suonata.