Il collaboratore di Pisapia cittadino sgradito agli Usa? Monta il caso del visto negato

Per ora non gli resta che sfogarsi su facebook, incassare la solidarietà del sindaco Pisapia, e scegliere un altra meta per l’estate. Il caso monta, la notizia, destinata a suscitare il più classico dei polveroni con risvolti para-diplomatici, è presto detta: a Paolo Limonta, storico braccio destro del primo cittadino, funzionario del Comune di Molano, leoncavallino della prima ora, è stato negato per ora il visto elettronico a per gli Stati Uniti dove avrebbe dovuto trascorrere le vacanze con il figlio e i nipoti. La sua posizione è al vaglio del Consolato americano, ma per ora niente States. Cittadino sgradito? «Ho spiegato alla simpatica funzionaria che mi ha dato la comunicazione  che non ho procedimenti penali in corso e che non voglio attentate alla sicurezza dei cittadini statunitensi», si legge nella sua bacheca di facebook. Il “gigante” dei centri sociali ha sul groppone solo una sfilza infinita di occupazioni e cortei abusivi.

Certo il curriculum del collaboratore del sindaco è costellato da episodi di protesta anti-americana, ma è un reato? «Consiglierei al presidente Obama di ringiovanirli un po’ i sistemi di sicurezza.  Se no succede come per lo sbarco della sonda su Marte e tocca nascondere la prima foto inviata sulla terra che risulta oltremodo imbarazzante…». E si diverte a illustrare  il post con un’immagine realizzata al computer con un gruppo di marziani che accolgono la sonda spaziale Curiosity con il cartello “Yankee go home”. La vicenda scomoda è approdata in aula comunale dove i consiglieri d’opposizione hanno chiesto chiarimenti al sindaco.

«Neanche Obama si fida più di Pisapia», commenta scherzoso Riccardo De Corato, vicepresidente del consiglio comunale di Fratelli d’Italia, «ci troviamo di fronte a una situazione tragicomica: l’America di Obama, quella del liberismo e del sì ai matrimoni gay, dice no al braccio destro del sindaco Pisapia». «È un equivoco che sono certo sarà chiarito», ha detto Pisapia minimizzando e invitando a non «sopravvalutare una decisione che non è stata ancora presa ma solo rinviata». La sinistra fa quadrato attorno alla “vittima” arrivando, come il vendoliano Arturo Scotto, in commissione Esteri a Montecitorio, a chiedere l’intervento della Farnesina.

Limonta, maestro elementare, da decenni amico e collaboratore di Giuliano vanta un curriculum da perfetto militante di ultrasinistra: terzomondista, molto attento alla causa curda. Sarà questa la causa del divieto? Si domanda l’interessato. «Il Consolato Usa non ha intenzione di comunicare a me o ad altri le ragioni per cui mi è stato negato l’Esta. Di sicuro non per ragioni legate alle mie idee politiche». Il console Usa per la stampa e la cultura, Robert Palladino, non si sbottona: la legge ci vieta di discutere casi personali in materia di visti. Gli Usa non discriminano un visto sulla base dell’appartenenza politica, della fede religione, del gruppo etnico…».