Il centrodestra torni al modello indicato da Pinuccio Tatarella: è l’unico in grado di aggregare

Dal quartier generale di Silvio Berlusconi hanno fatto sapere che entro il mese di luglio il partito del Cavaliere tornerà ad essere di nuovo Forza Italia e contemporaneamente nelle stanze di Via dell’Umiltà che accolsero in passato anche il Partito Popolare di Don Luigi Sturzo si stanno preparando gli scatoloni per trasferirsi in una sede nuova, capace di segnare anche fisicamente il cambio di passo. La decisione di Berlusconi di archiviare il Pdl e tornare al suo primo amore politico ha suscitato molte reazioni negative e lo stesso Gennaro Malgieri sul nostro giornale ha messo in guardia come il ritorno al passato possa finire per diventare una battaglia di retroguardia.

In realtà esiste anche una chiave di lettura opposta che val la pena di analizzare. Il centrodestra in Italia ha dato il meglio di sé numericamente quando adotto il modello di “Oltre il Polo” elaborato da Pinuccio Tatarella, cioè allargandosi a tutte le culture alternative alla sinistra. Il 2001 infatti rappresentò il coronamento di quella strategia e la coalizione di centrodestra si presentò realmente allargata e plurale, capace di vincere quasi ovunque, anche a livello territoriale. La nascita del Pdl, che aveva come obiettivo la stabilizzazione di questa vasta area politica ed elettorale, ha finito per rappresentare un’involuzione del progetto della Casa delle Libertà e a prescindere da quel che ognuno pensa sulle responsabilità delle varie rotture che ci sono state è indubbio che oggi il centrodestra è chiuso in uno spazio dal quale non riesce ad allargarsi. Berlusconi è sempre Berlusconi, ma la coalizione non esiste più. A destra è accaduto l’imprevedibile, il centro di Casini è stato il primo a sfilarsi, la Lega è in crisi identitaria ed elettorale e il nuovo centrino montiano è difficilmente aggregabile. In questo quadro il rischio è che qualsiasi successo del singolo Berlusconi non si trasformi mai in maggioranza a causa della scarsa alleabilità del Pdl e della ormai inesistente capacità di allargamento.

Ecco che il ritorno a Forza Italia può diventare invece la grande occasione per ricostruire il centrodestra maggioritario in Italia. Se rinasce il vecchio soggetto berlusconiano può rinascere anche un partito di destra che riproponga o sostituisca Alleanza Nazionale, può rivitalizzarsi anche un centro post-democristiano che restituisca smalto elettorale all’Udc, può recuperarsi anche un ruolo di preminenza territoriale della Lega al Nord grazie al quale il centrodestra bloccava elettoralmente una parte del Paese.  In sostanza, dalla rinascita di Forza Italia si potrebbe prendere spunto per rifare la “Casa delle Libertà”, rimettendo assieme gli spezzoni politici e culturali che l’avevano costituita. In un contenitore di coalizione o di federazione sarebbe più facile far convivere le differenze che hanno procurato la crisi degli ultimi anni, anche se per intraprendere una strada così affascinante, ma molto complessa, servirebbe un’amnistia collettiva dei rapporti personali incrinatisi a causa delle numerose rotture all’interno della coalizione. Forza Italia può essere quindi una ridotta, magari utile anche a fare i conti all’interno della classe dirigente di Berlusconi, oppure una grande occasione per dar vita ad un secondo tempo del centrodestra italiano, capace – magari all’insegna del presidenzialismo – di costruire quella Terza Repubblica che tutti annunciano e nessuno intravede.