In piazza per il “Grillo pride” solo quattro gatti. Ma tutti compatti nelle accuse ai giornalisti

Solo quattro gatti, o grilli, se preferite, per manifestare solidarietà al leader in difficoltà. Un piccolo grande flop che è la spia della fase di confusione in cui versa il grillismo. Davanti Montecitorio stamattina è andato in scena il “Grillo Pride”, la manifestazione indetta dal gruppo romano del Movimento per dare man forte al leader Cinque Stelle nella polemica con la “dissidente” Adele Gambaro, ieri rinviata al giudizio della rete per una eventuale espulsione. I manifestanti, circa un centinaio, si sono dati appuntamento in piazza dove hanno srotolato manifesti e incontrato alcuni dei parlamentari M5S. “Dentro o fuori dal Movimento con i suoi valori”, “Beppe megafono, noi voce del Movimento”, “L’onestà andrà di moda” gli slogan riportati sugli striscioni. Più inquietanti i cartelloni con le foto di alcuni dissidenti e fuoriusciti bollati come traditori: Mastrangeli, Labriola, Furnari e Gambaro. E sono loro, oltre ai cronisti della stampa e della Tv, che finiscono nel mirino degli attivisti che sono arrivati a manifestare il loro sostegno al gruppo degli eletti e al leader del movimento. «Mi piange il cuore nel vedere che qualcuno se ne va proprio quando si tratta di restituire i quattrini. Ma la rete è sovrana: siamo compatti o da soli non ce la facciamo» dice il deputato Alessandro di Battista. «Chi vuole stare in Parlamento e cambiare il Paese è il benvenuto, chi vuole fare bar sport è fuori» attacca anche Roberta Lombardi, ex capogruppo alla Camera. Carla Ruocco se la prende invece con i cronisti: «Gli italiani si stanno suicidando a causa della crisi economica e voi parlate di Adele Gambaro, che è solo fuffa». Arriva in piazza anche la senatrice questore Laura Bottici. Anche lei è lì per difendere la missione del gruppo di fronte alle “false” polemiche create dai dissidenti: «L’unità c’è se portiamo avanti qualsiasi progetto che è l’anima del Movimento, allora sì che siamo uniti nelle idee» dice. La speranza, a chiusura della manifestazione, è che da domani nel gruppo e fuori, si torni a parlare dei “programmi” dei Cinque Stelle. Ma i toni, a cominciare da quelli che chiedono di voltare pagina, non sembrano ancora quelli della tregua.