Grillo perde due deputati: Labriola e Furnari al Misto. E parte la valanga di insulti: «Venduti, merde, Scilipoti…»

«Ah, non lo fai per soldi, ma chi ti crede? Sparisci da Taranto, vai a Roma!». «Dite che il vero problema sono i soldi e per questo pensate ai bip vostri, avete fatto una figura di bip…». «No, non può essere, è un incubo». «Siete peggio di Scilipoti!». «Vaffan bip». «Mer..». Poi l’apotesi della minaccia maleodorante, in prosa calpestata. «Fossi in te eviterei in questi giorni di far vedere il tuo muso x le vie di Taranto. Personalmente se passi sotto il mio balcone un secchio di acqua sporca te lo dedico con tutto il cuore! Rinuncia allo stipendio intanto o invece di acqua sporca ci metto la cacca di tutti i cani del quartiere e come ben sai qui in centro sono numerosi!», scrive una simpatica e moderata grillina di nome Gabriella.

Pochi minuti prima Vincenza Labriola e Alessandro Furnari, deputati tarantini del Movimento Cinque Stelle, avevano annunciato l’addio ai grillini e il loro passaggio al gruppo Misto, spiegando con nobili motivazioni il loro gesto in un post su Facebook. Una decisione che era nell’aria, ma quelle polemiche dei giorni scorsi sui rimborsi e le diarie, da parte dei due deputati, hanno scatenato la furibonda reazione del movimento, che ha avuto gioco facile ad incentrarla tutta sulla questione economica, con accuse di “pagnottismo” e di interessi di portafoglio. Eppure i due “traditori” parlano di sogno infranto, ma con altre motivazioni, a cominciare da questioni tutte politiche come quella del colosso tarantino della siderurgia. «Siamo i primi Liberi Cittadini a compiere questo passo», si apre la lettera pubblicata da Furnari e Labriola, che indicano tra le cause di questa scelta meditata a lungo e, comunque, dolorosa, “una questione di cuore, l’Ilva,  i suoi drammi e il coinvolgimento della nostra Taranto a cui il Movimento ha voltato le spalle”. «Nei giorni scorsi ci sono state delle affermazioni pubbliche di Beppe Grillo, relativamente all’Ilva, che ci trovano in totale disaccordo. Riteniamo doveroso prenderne le distanze e creare le condizioni per poter lavorare liberi e sereni per il bene della nostra Città e del Paese tutto», spiegano i due deputati tarantini. «Noi siamo per la chiusura dell’area a caldo, per la tutela della salute e per la tutela dei lavoratori. Noi siamo dalla parte dei cittadini di Taranto che vogliono respirare aria pulita e che chiedono che venga rispettato il loro diritto alla salute e che urlano a gran voce la richiesta di abrogazione del decreto “salva Ilva” – aggiungono – ciò che voglia il M5S per l’Ilva di Taranto ancora ad oggi non si è capito, forse perché a distanza di quasi quattro anni dalla nascita del M5S ancora non esiste una posizione ufficiale sul problema», proseguono i due. Che poi vanno anche oltre, toccando la dittatura interna del Movimento: «In questi mesi ci sono state alcune decisioni calate dall’alto che di fatto hanno spezzato quel legame di fiducia che ci legava ad un sogno oramai trasformatosi in altro. L’istituzione in cui si è trasformato è a nostro avviso incapace di sopravvivere alla disorganizzazione imperante al suo interno», aggiungono.

La reazione ufficiale del gruppo grillino alla Camera è lapidaria: «Saranno finalmente liberi di disporre di tutto il denaro spettante senza dover più adempiere agli impegni presi». Riccardo Nuti, il capogruppo, dà ai due fuoriusciti l’appellattivo di “lavativi”. Poca roba, rispetto agli insulti della rete. Ma Grillo ne ha per tutti. «Il Parlamento potrebbe chiudere domani, nessuno se accorgerebbe. È un simulacro, un monumento ai caduti, la tomba maleodorante della Seconda Repubblica. O lo seppelliamo o lo rifondiamo. La scatola di tonno è vuota. Ripeto: la scatola di tonno è vuota», è il suo ultimo messaggio.

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