Grillo ora lancia appelli soft alla base e fugge in Australia. Ma i frondisti tramano per un governo col Pd

Beppe Grillo non ce la fa più e indossa un abito più dimesso. Dagli insulti e al «fuori tutti», ora chiede aiuto e supplica le truppe. Grillo cambia strategia dopo quella fallimentare delle cacciate e degli ultimatum. I toni usati nel suo ultimo appello sul blog non sono quelli della “chiamata alle armi”. Ha chiamato il popolo del 5 stelle a «far sentire la voce», una voce «esplosa a fine febbraio, con nove milioni di voti al MoVimento 5 Stelle» e «poi diventata più flebile. L’Italia sta crollando – scrive Grillo sul suo sito –  Non è una previsione, è una certezza. Non potete credere che io, con l’aiuto di una srl e con un pugno di ragazzi in Parlamento, possa combattere da solo». L’Italia potrà cambiare solo grazie a voi, alla vostra partecipazione, al vostro sdegno – scrive Grillo – non perdete la capacità di incazzarvi, non dovete. Io ho una voce sola, ora roca, dopo centinaia di comizi». Grillo parla nel momento più difficile della sua storia politica, con la sua pattuglia pronta a sfaldarsi e un gruppo di una quarantina di grillini pronti ad andarsene, nella cornice deprimente del crollo elettorale. Sarebbero 35-40 i parlamentari pronti a lasciare la casa madre, in aperto contrasto con il leader-guru, stufi dei modi bruschi e poco trasparenti adottati da Grillo e dal suo sodale Gianroberto Casaleggio. Il Movimento 5 Stelle sarebbe alla vigilia di una clamorosa scissione interna. E allora anche il film che Grillo si era fatto potrebbe cambiare del tutto: l’opposizione dura e pura al sistema dei partiti, confluito nel “gran rifiuto” a Bersani di partecipare al suo disperato tentativo di governo, potrebbe venir meno proprio dopo le parole dell’ex segretario Pd al Messaggero, che danno per moriture le «grandi intese. «Non funzionano», ha detto espressamente . «Tra un anno si andrà a votare», ipotizza nel suo ragionamento. Ipotesi che rimetterebbe in gioco l’appoggio dei grillini “scissionisti” a un futuro governo a guida Pd, proprio il bersaglio numero uno di Grillo. Il ragionamento ci sta tutto e lo espone al Mattino proprio quel Giovanni Favia, consigliere regionale emiliano e uno dei primi espulsi dal M5S, sottolineando che «al Senato l’insofferenza c’è: Se Berlusconi a un certo punto decide di non appoggiare più il governo e si rischia così di mandare tutti a casa – dice – non é plausibile che una ventina di parlamentari del M5S decida di sostenere un governo con il Pd?».  E aggiunge: «Grillo teme di essere sconfessato – e allora fa opera di prevenzione. È un dilettante della politica… Beppe ha perso il timone, gli farebbe bene un bagno d’umiltà». E se Grillo proprio per questo avesse deciso di “risciacqure i panni nel Pacifico”, destinazione Australia? Le ultime notizie lo danno  verso una “pausa” dalla politica: torna showman e va in tourneé nel Paese dei canguri, secondo quanto riporta il Corriere della Sera sottolineando che l’incontro di Grillo atteso a giorni, forse “già oggi”, a Roma per parlare con i parlamentari del Movimento 5 Stelle: potrebbe essere l’ultimo atto politico, prima della vacanza-tournée. Riporta il quotidiano di via Solferino: «Niente tsunami questa volta, perché il leader del Movimento vuole tornare per qualche tempo quello che è stato per molti anni: una macchina da palcoscenico, un attore comico che mischia la verve satirica alla denuncia politica. E lo farà in Australia, dove vive uno dei suoi cinque figli, e dove approderà tra pochi giorni per una tournée». Un addio?