Epifani rassicura Renzi: nessuno vuole fregarti. Ma si scalda Fassina come candidato anti-Matteo

Fibrillazioni, un passo avanti e due indietro, alleanze mordi e fuggi che si sgretolano alle prime luci dell’alba e si ricompongono in serata. Lo psicodramma del congresso d’autunno, che potrebbe celebrarsi in due tappe, una programmatica e l’altra elettiva, si accresce di nuove puntate. Sullo sfondo del continuo braccio di ferro tra Renzi e la segreteria.

«Voglio rassicurare Matteo che le regole saranno il più possibile condivise e fatte nella massima trasparenza. Non abbiamo intenzione di ‘fregare’ nessuno» ha detto Epifani smentendo le ipotesi di slittamento del congresso («ho già detto che si farà entro l’anno»). Il sindaco di Firenze, reduce dalla sua “capatina” settimanale nella capitale, è ormai un candidato certo anche se, da giocatore di poker, si lascia sempre pronta una carta di riserva: «Se saranno primarie vere non posso sottrarmi, se saranno limitate ai soli iscritti mi defilo». Di sicuro, però, ha scelto di virare a sinistra e abbandonare la seduzione liberal, almeno a giudicare dai temi del documento in preparazione dallo staff dei rottamatori ispirato dal guru economico.

Ma la novità del giorno, anticipata dal Messaggero, è la new entry di Stefano Fassina, viceministro dell’Economia, plurivotato alle primarie romane, onnipresente nei talk show televisivi, eretico e ortodosso quanto basta. Potrebbe essere lui lo sfidante anti-renziano alla segreteria, che non a caso insiste con il tema del lavoro come priorità programmatica da anteporre all’elezione alla segreteri. La vecchia maggioranza di Bersani ha nel cassetto un documento, anticipato da Reichlin sull’Unità, e insiste con lo schema che vedrebbe il congresso di scontro preceduto da un appuntamento programmatico tutto giocato sui contenuti, anche se per farlo bisogna cambiare il regolamento e aprire un altro capitolo di dolori.

Intanto Pippo Civati non  molla la sua corsa come dimostra l’iperattivismo di queste settimane. Martedì presenterà il suo libro-manifesto Non mi adeguo 101 punti per cambiare, trampolino di lancio per la scalata alla segreteria. Dopo aver condiviso un primo pezzo di strada rottamatrice con Renzi, adesso è pronto alla sfida con il sindaco, «lo vedo un po’ spento», punzecchia candidandosi a raccogliere nel suo nome un cartello che va dai delusi del Pd a Sel e Cinquestelle. Molto vivace anche Gianni Cuperlo, che per martedì ha chiesto nero su bianco un incontro con tutti i parlamentari Dem. «Penso che il Pd abbia bisogno di avere un segretario che si dedichi per un certo numero di anni unicamente alla costruzione del Pd e lasciarci così alle spalle una stagione abbastanza lunga, purtroppo, in cui la direzione politica del partito, è stata vissuta come una corvée in attesa di accedere a un altro incarico  più prestigioso», ha detto a Omnibus. Sì, perché a largo del Nazareno si litiga anche su questo: se il ruolo di segretario debba o meno coincidere con quello di candidato premier.