Entra a scuola con la mimetica e il fucile carico: non accade in America, ma a Desenzano…

Proprio nel giorno in cui a Santa Monica, in California, si registrava l’ennesima di queste sparatorie, con cinque morti, uno studente di una scuola superiore di Desenzano (Brescia) si è presentato nell’istituto indossando una tuta mimetica e con una scatola contenente un fucile da caccia con le munizioni. È stata un’insegnante, durante le lezioni dell’ultimo giorno di scuola, a insospettirsi per la scatola e a scoprire l’arma. Sono stati fatti intervenire i carabinieri, che hanno la stazione a poca distanza, i quali hanno preso in consegna il fucile e il ragazzo. Il minorenne aveva nascosto il fucile nella custodia della sua chitarra ed ha spiegato ai carabinieri di Desenzano che intendeva compiere un atto dimostrativo eventualmente verso di sé e non di volerla usare contro i compagni o gli insegnanti. Erano le 11 e la maggior parte dei mille studenti del liceo erano in cortile per la festa di fine anno, quando qualcuno ha visto un ragazzo che si aggirava con un fucile e ha avvisato il direttore scolastico, Francesco Mulas. Il dirigente ha immediatamente attivato le misure di sicurezza: allarme antincendio ed evacuazione della scuola. «Siamo stati bravi a evitare conseguenze – racconta – ma resta l’amarezza perché capitano queste cose». E ha aggiunto: «Un ragazzo normalissimo, con una famiglia normale. Non ce l’aspettavamo. È un ragazzo come tanti, con la sua storia e i suoi interessi». Anche se il fucile era detenuto regolarmente dai famigliari del ragazzo, lui aveva con sé 30 cartucce, mentre una era nella canna del fucile. Secondo quanto si è appreso, è stato quando è suonata la campanella delle 11 che lo studente, in aula, avrebbe imbracciato l’arma. Vi è stato un fuggi fuggi tra i compagni e ad accorgersi è stata l’insegnante di un’altra classe. Il ragazzo, che si era allontanato, è stato ritrovato tra gli altri studenti, disarmato. Interrogato dai militari, ha raccontato di avere nascosto il fucile in un’altra aula, dove è stato ritrovato. Nel pomeriggio è stato disposto l’arresto dal pm dei minori di Brescia. Il ragazzo era stato bocciato l’anno scorso ma quest’anno sembrava andare meglio. Non si capisce perché il giovane abbia scelto questo sistema per attirare l’attenzione, così fuori dalla nostra cultura. Emulazione, scene viste alla tv, o nei film (sì, perché sui fatti della Columbine è stato realizzato anche un film)? Chissà.

La vicenda non farebbe un grandissimo rumore negli Stati Uniti, ma è estremamente preoccupante perché l’istituto Bagatta di Desenzano non è la Columbine High school e soprattutto perché in Italia non è così facile – tutt’altro – procurarsi un’arma come in America. E poi in Italia queste cose non succedono, non sono mai successe. È un fenomeno tutto americano – anche se non esclusivamente, come dimostra il caso norvegese – continente in cui alla violenza si è abituati sin dai tempi dei pionieri e dove la legge consente di potersi difendere con le armi. Il risultato, favorito se vogliamo da film, televisione, mass media in generale, sono i fatti del Virginia Teach, il più grande massacro moderno in un scuola, con 32 morti uccisi nel 2007 a uno studente sudcoreano che poi si suicidò, così come molti altri autori di questi gesti. Oppure quello della scuola elementare Sandy Hook nel Connecticut, l’anno scorso, in cui vi furono 28 morti tra cui molti bambini piccoli. Il più celebre è forse quello della Columbine, del 1999, ma perché a sparare non fu il solitario folle, ma ben due ragazzi che agivano con una strategia concordata, che dopo aver ucciso 13 persone si suicidarono. Le sparatorie di questo tipo, negli Usa, sono state negli ultimi anni una trentina, ma per quella più cruenta occorre risalire al 1927, quando un ex dipendente di una scuola nel Michigan uccise 45 persone e ne ferì 58.