Ecco gli intellettuali “firmaioli”: dai salotti all’ospizio (passando per il voto a Marino)

Un primo effetto Marino lo ha già ottenuto: a Roma è ricomparsa  l’antica pratica della firmomania degli intellettuali engagé (un francesismo per definire gli intellettuali “impegnati” di una volta). Sono 21 i maìtres à penser  che  hanno sottoscritto  un appello in appoggio del candidato del Pd. E ciò – proclamano – al fine di combattere il supposto “buio culturale”  della città e la sua presunta “degradazione”.  Tra i firmatari Alberto Asor Rosa, Aldo Tortorella, Nino Criscenti,  Vittorio Emiliani e altri personaggi non propriamente di primo pelo. Da tale concentrazione di ingegni sarebbe lecito attendersi almeno una prosa un po’ originale. Invece i professoroni si limitano a ripetere lo stanco refrain del «bisogna voltare radicalmente pagina» (esistono forse pagine che si voltano a metà?).  Gli intellettuali firmaioli si autoincensano,  ricordando di «essere stati spesso critici e incalzanti nei confronti delle stesse amministrazioni di centrosinistra del passato» (e già, Rutelli  e Veltroni staranno ancora imprecando). E «critici e incalzanti – promettono – saremo ogni volta che lo riterremo giusto quando Ignazio Marino sarà il nuovo sindaco di Roma» (il candidato del centrosinistra starà facendo già gesti apotropaici, dal momento che mancano cinque giorni  al ballottaggio).

Gli insigni professori saranno anche “bella gente“ , però, certo, sono proprio una sparuta pattuglia. Decisamente pochi  rispetto ai bei tempi dei firmaioli Anni Settanta, quando comparivano centinaia di firme in calce ai soliti appelli in favore di Viet Cong e contro l’«imperialismo» americano oppure  contro la «repressione» e contro i soliti «clericofascisti» e  «reazionari» perennemente in agguato. E vale la pena ricordare che uno dei più famigerati manifesti fu contro il Commissario Calabresi. Altri tempi, fortunatamente lontani. Ora un alone di tristezza e di stanco dejavu  circonda i nuovi firmaioli, che vorrebbero rinverdire i fasti un mondo che non c’è più: quello delle terrazze romane dipinte da Renato Guttuso, quello dei salotti dominati da Marta Marzotto, quello del “clan” Moravia e Italo Calvino che dominavano le patrie lettere e imperavano sui giornali e nel mondo dell’editoria. Quanti voti potrà spostare questo  manifesto? È grasso che cola se farà uscire da casa i firmitari stessi e qualche vecchio nostalgico degli anni Sessanta e Settanta (solo però se sarà bel tempo e se gli acciacchi lo consentiranno).