Dopo la sentenza nessuno sa che cosa fare. Il Pdl è paralizzato. Il quadro politico è a pezzi

L’unica cosa che Berlusconi ed il Pdl non possono fare è non fare niente. Ne sono convinti , ovviamente. Ma il problema è che non sanno che cosa fare. Come ragire. Eppure l’immobilismo non è contemplato. Di fronte alla prospettiva di una disintegrazione totale del leader e del partito che seguirebbe la stessa sorte, qualsiasi cosa è meglio di niente. Certo, se il Cavaliere pensa di limitare la sua reazione a rendere consapevole il premier Letta della sua persecuzione giudiziaria, come sembra abbia fatto nel corso dell’incontro a Palazzo Chigi, si renderà conto presto che è ben poco, anzi meno niente. Il governo non si occuperà di giustizia, nel senso immaginato da Berlusconi, perché non ha l’autonomia politica necessaria per farlo. E quando pure, in ipotesi, vi si volesse cimentare, quali fini perseguirebbe?

Ecco, di fronte a questo interrogativo si arena l’illusione che l’esecutivo, pur di salvare se stesso, si pieghi alle richieste irricevibili di Berlusconi. Il quale ha avuto il torto di credere che la pacificazione potesse passare per un ammorbidimento della magistratura nei suoi confronti. Vorremmo conoscere chi gli dà consigli del genere. Anche il più sprovveduto dei politici sapeva e sa che niente e nessuno in un contesto come quello che andato formandosi negli ultimi vent’anni può garantire ciò che il Cavaliere riteneva alla portata. Dunque, meglio non pensarci più. Di pacificazione è opportuno, se non si vuole scadere nel ridicolo, non parlarne nemmeno.

Resta il problema. Può bastare l’irritazione sullo spostamento ridicolo di tre mesi dell’Iva per far cadere il governo? E quand’anche accadesse, che cosa si otterrebbe? Lo scioglimento delle Camere? Difficile. Un’altra maggioranza è in costruzione: se ne sono accorti tutti. E se venisse staccata la spina al governo su una questione del genere – che pure in tempi normali sarebbe naturale – al Pdl toccherebbe parcheggiarsi all’opposizione chissà fino a quando. Oltretutto la riforma della legge elettorale sembra allontanarsi, come tutte le altre riforme istituzionali, ed il capo dello Stato non scioglierebbe le Camere con il rischio della dichiarazione di decadenza del Parlamento eletto illegittimamente.  Per altro le elezioni anticipate, con i sondaggi che circolano, non sarebbero risolutive per il Pdl, ma anzi lo affosserebbero. Meglio stare buoni su questo versante, dunque. E semmai costringere il Pd a mosse avventate che potrebbero portare alla crisi dell’esecutivo.

Certo, si converrà che è bizzaro trovarsi in una coalizione con chi chiede l’allontanamento del leader di uno dei partiti che la compongono o addirittura di dichiararlo ineleggibile ed incompatibile con il Parlamento. Sopportare. Ma fino a quando?

Il tempo sta inesorabilmente scadendo. Nei prossimi giorni la situazione giudiziaria di Berlusconi con ogni probabilità si aggraverà, in attesa della decisione della Cassazione sul processo Mediaset che potrebbe mettere fine alla sua carriera politica. Assistere impotenti aspettando che i fati si compiano, non è pensabile. Ed allora, che fare?

Intorno a questo interrogativo si sta logorando il Pdl nel quale qualcuno pensa ad una imponente manifestazione di piazza. Già, bell’idea. E poi, spentisi i clamori di un’ora, che cosa resterebbe? Meglio guardare al dopo ed acconciarsi al peggio se il peggio verrà. Berlusconi più lungimirante dei suoi graduati sta ridisegnando un partito che lo veda ancora protagonista. Magari per interposto leader. Pensa seriamente a sua figlia Marina alla guida di una nuova formazione politica. Operazione ardita, ma non è detto che non riesca. Dovrebbe però azzerare tutto. E questo è più difficile. I tempi poi non sarebbero brevissimi. Ne è consapevole.

L’estate si annuncia torrida. L’autunno non lo sarà di meno. Non solo arriverà al capolinea la sentenza più attesa e temuta, ma la crisi economica si farà incandescente, come tutti gli indicatori prevedono. Inevitabile un’escalation del conflitto sociale, del disagio e della disperazione di milioni di italiani. Il quadro politico inevitabilmente si deteriorerà di conseguenza. E le vicende di Berlusconi non saranno in cima ai pensieri della gente.

Che fare, allora?