Dallo tsunami allo spruzzetto. Ma per Grillo la vittoria a Pomezia è «l’inesorabile cammino nelle istituzioni…»

C’è chi si sente una guida morale, come Ignazio Marino, chi fischietta camminando, come Guglielmo Epifani, chi annuncia una profonda riflessione, come i big di via dell’Umiltà. E c’è chi preferisce parlare del Mali e accontentarsi delle conquiste di Pomezia e Assesimini, dalle quali  _ giura Beppe Grillo – partirà l’assalto al palazzo d’inverno. Sulla prima pagina del blog del leader pentastellato oggi campeggia una lunga e farraginosa analisi di politica internazionale per coprire la Waterloo elettorale, termine che sulla rete ha sostituito il più italico Caporetto. Le urne di ieri hanno confermato la pesante flessione del movimento, le cifre iperboliche ottenute alle regionali siciliane e alle politiche sono un ricordo del passato. Come pure le nuotate nello stretto di Grillo che avevano sedotto gli isolani. Ma lui, il capopopolo genovese, preferisce leggerla così: «si è avviato il cammino lento ma inesorabile del M5S nelle istituzioni». Lo tsunami, insomma, è rimandato, per ora c’è un piccolo venticello che parte da una cittadina laziale con Fabio Fucci sindaco e da un paesino in provincia di Cagliari, che ha spalancato le porte al primo cittadino del movimento, Mario Puddu. La verità è che questa volta gli strali di Beppe e i vaffa con la giugulare gonfia non hanno fatto presa e i grillini bruciano migliaia di consensi a distanza di appena 8 mesi dal boom elettorale. Nel giorno dell’elezione del nuovo capogruppo a Palazzo Madama (le votazioni oggi alle 13 in diretta sul canale youtube “La Cosa Tv”), il nervosismo si taglia con il coltello su twitter e nei corridoi di Camera e Senato. Non ne fanno mistero nemmeno i protagonisti, poco fa, prima dell’ennesima assemblea congiunta, Massimo Artini e Massimo Baroni, incontrandosi, si abbracciano a lungo. Che succede? «Ne avevamo bisogno, c’è stato troppo nervosismo», rispondono con un gesto eclatante che la dice lunga sullo stato d’animo dei parlamentari, scossi dalla fuga di  Furnari e Labriola, approdati al gruppo misto. I quali, a loro volta, non perdono occasione per polemizzare («oggi, invece, di perder tempo in assemblea, abbiamo lavorato su alcune proposte di legge»). Liti e baruffe da cortile su tutto. Persino sulla commemorazione di Giuseppe La Torre, il capitano dei bersaglieri ucciso in Afghanistan. Alcuni esponenti, infatti, hanno osato presentarsi ai funerali, a cominciare dal vicecapogruppo Alessio Villarosa, facendo arrabbiare i pacifisti senza se e senza ma. Tra questi il senatore Marco Scibona, che raccontano infuriato.