Dall’inferno delle favelas al soglio pontificio. Un libro racconta la vita del cardinale «venuto dalla fine del mondo»

A celebrare i primi cento giorni di pontificato esce oggi in libreria un libro dedicato alla biografia di Francesco, il papa venuto dalla fine del mondo. Ero Bergoglio, sono Francesco è il titolo del volume edito da Marsilio che ricostruisce la vita del papa quando viveva in incognito nella sua Argentina. È una miniera di racconti che Cristian Martini Grimaldi  ha scritto per l’Osservatore Romano con la prefazione del direttore Giovanni Maria Vian. È una carrellata di episodi e di ricordi che emergono dalle testimonianze di chi lo ha conosciuto apprezzandone la semplicità e la cura che riservava agli ultimi e che ancora oggi sono in cima ai suoi pensieri. «La realtà si capisce meglio dalle periferie», ha detto qualche settimana nella sua visita alla “sperduta” parrocchia di Prima Porta. C’è l’affresco del papa, ancora cardinale, «che viene da Villa 21, la più grande favela di Buenos Aires, che la sera andava da solo a trovare i più miserabili della città». C’è l’episodio, già noto, del porporato che lava i piedi ad una donna di Buenos Aires. C’è il bambino “contro corrente” che fin da piccolo non amava «stare sui banchi,  preferiva star fuori…». E ancora il ricordo dell’edicolante di Plaza De Mayo, che indica commosso la fermata della linea A del metrò che prendeva l’arcivescovo.

E ancora gli episodi sul sequestro del «paco», lo scarto della cocaina  che brucia i neuroni dei ragazzini abbandonati tra i vicoli dove Bergoglio andava spesso, «sempre da solo». Sono gli affreschi di una vita “di strada” che confermano la vocazione pauperistica del successore di Benedetto XVI che ha sedotto credenti e non. Nel libro-reportage si racconta dei centro di recupero dalla droga, della lotta contro la tratta delle bambine, di quel padre che conversava e offriva il mate ai «cartoneros» vestiti di stracci perché «un pastore deve avere lo stesso odore delle pecore». Versatile,  il futuro papa anche da seminarista faceva un po’ di tutto, come racconta padre Juan Carlos Scannone, suo vecchio insegnante di greco («Per esempio sa cucinare benissimo. Tra i suoi piatti preferiti c’era il maialino ripieno…»). Oggi i suoi vecchi amici rimasti “ai confini della terra” si sentono un po’ orfani ma – aggiungono – «ma siamo felici di aver dato un vescovo a Roma».