Dalla Ue sei miliardi per l’occupazione giovanile, ma Cameron punta i piedi

Doveva essere il “vertice del fare”, per affrontare l’emergenza occupazione e dare ossigeno alle imprese. Invece l’Europa si ritrova ancora una volta appesa al “no” della Gran Bretagna all’accordo sul bilancio 2014-2020 trovato in extremis. Senza compromesso sul budget Ue è inutile proseguire qualunque discussione, perché saltano tutte quelle risorse, seppur poche, che l’Europa ha a disposizione per rilanciare crescita e lavoro. Ma anche superato il problema bilancio, l’Europa in crisi economica non ha risorse enormi da spendere, raschia il fondo del barile, ottimizza fondi già stanziati, cerca il sostegno di altri attori come la Banca europea degli investimenti: tutto pur di inventarsi un modo di creare posti di lavoro e ristabilire il credito alle imprese, dando sollievo soprattutto a quei Paesi, Italia compresa, che ormai battono mensilmente il record della disoccupazione giovanile. Tanto è vero che il premier Enrico Letta ha promesso di «lottare» per risultati concreti sui giovani. E anche il presidente della Ue Herman Van Rompuy ribadisce, ad inizio vertice, che il focus è quasi interamente sulla disoccupazione, e per questo ha convocato anche i partner sociali al tavolo dei leader. Il Consiglio dovrebbe quindi approvare quelle conclusioni che ormai gli sherpa avevano preparato da giorni, e dove di nuovo c’è poco o niente.

Le iniziative sul lavoro occupano le prime tre pagine, e sono la parte più lunga del documento. Si anticipano i 6 miliardi di euro della Youth guarantee (per l’Italia 400-600 milioni), spendibili tutti e subito dal primo gennaio 2014. Si riprogrammano i fondi strutturali non spesi del vecchio bilancio 2007-2013 (per l’Italia 31 miliardi, tra fondi Ue e cofinanziamenti nazionali, di cui solo due-tre miliardi possono però essere riorientati all’occupazione). Anche il fondo sociale del nuovo bilancio 2014-2020 verrà in soccorso, ma sono per l’Italia appena 9 miliardi in sette anni. Il summit darà inoltre nuova linfa ai programmi di mobilità dei lavoratori giovani e non, da “Erasmus for all” e “Eures”, la rete europea di uffici di collocamento. Ed è anche guardando alle urne del 22 settembre che Angela Merkel è a Bruxelles per il suo ultimo vertice europeo prima del voto. La strada non cambia, ha detto infatti la Cancelliera, parlando prima della partenza al Bundestag: «Servono riforme strutturali ambiziose e maggiore coordinamento economico per creare crescita e occupazione». Mentre Frau Merkel cerca di mettere al centro della sua agenda la disoccupazione giovanile, rivendicando una forte preoccupazione di Berlino, la federazione dei sindacati tedeschi Dgb ha accusato il governo: «Invece di smetterla con l’austerità attira i giovani disoccupati in Germania, togliendo ai Paesi del Sud forza lavoro qualificata».