Chi è quella matta che ieri gridava alla Pascale “le domande le faccio io”?

Premesso che le perplessità sulla forma e l’opportunità della manifestazione indetta da Ferrara a Piazza Farnese sono tutte legittime (a partire dal titolo “siamo tutti puttane”…), chi ha dato veramente ieri spettacolo non è stata certo la “fidanzata ufficiale” del Cavaliere, signorina Pascale, ma una non meglio identificata giornalista munita di microfono che ha confermato – in pochi minuti – tutto il peggio che chiunque possa pensare o aver detto sui giornalisti, comprese le ultime violente accuse di Grillo. La pazza in questione – perché solo di questo poteva trattarsi – come avrà notato chiunque abbia visto i filmati sui tg, ha affrontato la giovane Pascale sbattendole in faccia il microfono e chiedendole “lei è una puttana?”. Alché la Pascale ha risposto “e lei? Lei è puttana?”. Risposta fin troppo civile, perché uno schiaffone ci stava tutto. A quel punto, la matta col microfono – che ha sicuramente visto troppi film – a cominciato a urlare ossessivamente «qui le domande le faccio io!». La frase è molto significativa e basta da sé a simbolizzare buona parte dei mali italiani. Si tratta di una frase che ricorre ossessivamente in qualsiasi tribunale ogni qualvolta un imputato o un testimone faccia notare al pubblico ministero che sta dicendo cose di cui non si capisce la pertinenza. «Qui le domande le faccio io!» strilla immancabilmente il magistrato. Ma il fatto che la giornalista abbia fatto sua la frase è chiaro sintomo dello stato di allucinazione in cui versano troppi nostri colleghi, convinti che ogni via e ogni piazza sia un tribunale in cui – non si sa a che titolo – i pm sono loro. Se non gli rispondi è reticenza o lesa maestà. E se gli rispondi a tono è oltraggio alla Corte. In un Paese normale (ma ormai questa formula fa ridere) una matta del genere sarebbe richiamata dal direttore e destinata ad altro incarico, o sarebbe la Federazione della Stampa o l’ordine dei giornalisti a richiamarla per la pessima figura che ha fatto fare a tutta la categoria. Anzi, in un Paese normale la giornalista dovrebbe essere denunciata, perché negli altri Paesi anche se si fa i furbetti con le parole un insulto è un insulto e una diffamazione è una diffamazione. E i giornalisti atteggiamenti del genere li pagano in tribunale. Ma negli altri Paesi i giornalisti sono cittadini normali e lo sono persino i magistrati, che pagano i loro errori. In Italia, repetita iuvant, i magistrati fanno i giornalisti e i giornalisti – come dimostra la matta col microfono – si pensano magistrati.