Ceto medio impoverito: sono i giovani professionisti a pagare lo scotto della crisi

C’era una volta il ceto medio degli emergenti, dei rampanti, del terziario avanzato. Oggi c’è invece una classe impoverita, depressa e che fatica, in molti casi, a mettere insieme il pranzo con la cena.Il problema riguarda in particolare i  professionisti under 40. L’ultimo allarme  arriva dall’Adepp (Associazione degli enti previdenziali privati) ed è stato rilanciato dal Corriere della Sera con un articolo a firma di Isidoro Trovato. Una volta, diciamo fino a una decina di anni fa (i processi sociali non avvengono mai inaspettati e mai dall’oggi al domani), essere un giovane professionista di trent’anni significava per molti avere il mondo in tasca. Intendiamoci, c’era sempre lo sfigato o quello che si doveva arrabbattare alla meno peggio. Ma, in generale, per giovani avvocati, ingegneri, tecnici della comunicazione e del marketing, e per tutti coloro che traevano reddito dalla propria professionalità in modo autonomo, la condizione di vita era abbastanza gratificante.

Oggi non è più così. Secondo i dati forniti dall’Adepp, un professionista con meno  di quarant’anni guadagna mediamente quasi la metà di un suo collega d’età più elevata. Certo, è noto che un professionista più anziano produca, in genere, un reddito superiore rispetto a chi ha cominciato da pochi anni. «Ma  – come   annota Trovato – un conto è guadagnare meno, altro è essere nelle condizioni di fare i salti mortali per arrivare a fine mese».

C’è chi non riesce a fare fronte ai contributi per l’iscrizione alle casse di categoria. Si parla del rischio di cancellazione dall’albo per diecimila avvocati (la legge forense ha posto l’obbligo dell’iscrizione). L’Adepp ha chiesto agevolazioni per i giovani professionisti a proposito del minimo contributivo obbligatorio. Ma il problema è più generale. Le difficoltà in cui si dibattono oggi i giovani professionisti sono espressione eclatante della crisi della società italiana e di quel declino cui il Paese è avviato da diversi anni. La recente  recessione ha certamente fatto esplodere il dramma del ceto medio, ma i processi involutivi sono di lungo periodo. E ci parlano di un Paese, l’Italia, che da tempo immemorabile cresce meno dei suoi maggiori partner dell’Ue. Ci parlano di un sistema bloccato  che favorisce le rendite. Ci parlano di un ascensore sociale bloccato: oggi è sempre più arduo per i giovani fare il salto di qualità rispetto alle condizioni di provenienza familiare. Si tratta di problemi che da tempo altrettanto immemorabile sono oggetto di  impegnativi convegni a cui partecipano relatori autorevolissimi. Incontri, seminari e simposi a cui partecipa normalmente il sottosegretario di turno e gli esponenti della classe politica in generale. E da decenni si ascolta sempre la stessa formula:«Ci faremo carico». Speriamo che ora Enrico Letta si  impegni  per davvero. Non è forse il lavoro per i giovani una delle priorità del governo?