Bossi attacca, Maroni risponde: «Così Umberto ci fa perdere i ballottaggi»

Umberto Bossi attacca di nuovo, come un monarca senza più terra che cerca la rivincita, questa volta dalle colonne di Repubblica. «A me non mi ammazza nessuno, stavolta mi hanno fatto davvero incazzare. Il capo della Lega resto io». Roberto Maroni, il suo successore bollato “traditore”, prima lo snobba, poi gli replica con freddezza: «Sono tranquillissimo, l’unico effetto che hanno queste interviste è di danneggiare la Lega e di contribuire a rendere più difficile la vittoria ai ballottaggi». Messaggio che uno dopo l’altro anche i suoi colonnelli – da Salvini a Tosi a Zaia – hanno mandato al vecchio capo. La telenovela politica in casa Lega non trova dunque sosta, in questa settimana nella quale si deciderà il difficile ballottaggio alle comunali di Treviso, il cui esito sarà probabilmente rinfacciato da una parte o dall’altra a seconda di come finirà. È scatenato, Bossi. Dal tinello della casa di Gemonio lancia accuse pesanti a Maroni: «Non ha i nostri ideali: quando uno tradisce una volta – e Maroni quando ruppi con Berlusconi nel 1994 gli sedeva di fianco, si opponeva – poi tradisce sempre». Per il senatur, Maroni oggi “si illude di diventare il plenipotenziario di Berlusconi al Nord”. «E mi fa rabbia – aggiunge – che cancelli la Padania e si rammollisca con “Prima il Nord”». In verità, Bossi sembra molto amareggiato soprattutto dal punto di vista umano, si sente isolato dalla sua creatura politica, e arriva ad accusare la nuova leadership di averlo lasciato persino senza adeguata protezione. Bossi però non è preoccupato del minacciato taglio delle spese sostenute per lui da via Bellerio, in quanto, sottolinea, soldi “non ne ho mai presi”. Ma è sul piano politico che le tensioni si sono riacutizzate. «Umberto Bossi, a cui va il mio rispetto e la mia eterna riconoscenza per quello che ha creato – dice il segretario lombardo Matteo Salvini – facendo così fa il male del Movimento». Anche per il segretario veneto, Flavio Tosi, l’intervista di Bossi “non può che fare ulteriore male alla Lega, di certo non la aiuta ed è ancora più deleterio che l’abbia fatta a cinque giorni dai ballottaggi per le amministrative”. Insomma, sottolinea Tosi, nel Carroccio c’è chi lavora “per creare consenso” e chi “fa sparate” senza “alcuna capacità di creare consenso”. A difendere a spada tratta Bossi, l’ex deputata Paola Goisis, di recente espulsa dal partito, secondo la quale sono Maroni e Tosi ad aver “distrutto la Lega”. Ma Maroni sì è spiegato il perché di questa escalation di attacchi da parte del Senatur? «Certo che me lo sono spiegato ma non ve lo dico. Non sono per nulla preoccupato: l’unico effetto che hanno queste interviste è di danneggiare la Lega e di contribuire a rendere più difficile la vittoria ai ballottaggi», taglia corto il segretario leghista.