Berlinguer, 29 anni fa l’ultimo comizio: il Pd lo ignora ma inciucia sulla tesi dell’omicidio “coperto” da Veltroni

Quella frase pronunciata da Enrico Berlinguer dal palco di piazza della Frutta, a Padova, il 7 giugno del 1984 – l’ultima frase prima del buio – andrebbe stampata sui manifesti del Pd, rilanciata su Twitter, spiegata a Ignazio Marino, tatuata sul collo di Epifani, sillabata ai vari Civati, Renzi e Serracchiani che si riempiono la bocca da mesi con parola vuote come “smacchiare”, “rottamare”, “sdoganare”, muovendosi tra tra Fonzie e giaguari, Leopolde e grillini. «Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini, con la fiducia per le battaglie che abbiamo fatto, per le proposte che presentiamo, per quello che siamo stati e siamo…».

All’intera classe dirigente del Pd che governa l’emergenza del Paese con la puzza sotto al naso e che continua a immaginare di poterne governare la normalità con un voto futuro, basterebbe riavvolgere il nastro di quella drammatica serata per comprendere come tornare immediatamente con i piedi per terra e toccare con mano il polso del proprio elettorato confuso e demoralizzato. Prima di invitare tutti a uscire dai Palazzi e dai circoli (nel nostro caso, avrebbe detto dai social network) Berlinguer quella sera a Padova (morirà quattro giorni dopo) aveva invitato a valutare la forza di un partito come il Pci non sulla base dei veti che riesce a imporre sui provvedimenti che non considera utili, ma sulla base della proposta di società che riesce a portare avanti nel Paese. Berlinguer era un avversario della Dc, e ovviamente anche della destra, ma aveva capito che il “dialogo”, in un fase in cui erano in discussione “diritti e libertà fondamentali” – come disse egli stesso in riferimento a quegli anni di piombo – era la strada maestra verso la salvezza della nazione. Da contendersi, poi, lealmente, alle urne, in un momento successivo alla riconcilizione. Vi ricorda qualcosa questa roba?

Eppure in questi giorni, come negli ultimi anni, il vecchio e carismatico leader del Pci rispunta nei dibattiti del Pd solo per interrompere con sporadici applausi il silenzio delle idee. E di lui si finisce per parlare, incredibilmente, solo per vecchi retroscena che rispuntano fuori ad ogni ricorrenza. Come la tesi secondo cui sarebbe stato ucciso, quella sera di ventinove anni fa, da un medicinale messo nel suo bicchiere per favorirne l’ictus, come sostiene il sociologo Rocco Turi nel suo libro “Storia Segreta del Pci“ in cui si parla di ritardi nei soccorsi che sarebbero la prova dell’omicidio politico di Berlinguer. Un libro che sta appassionando la sinistra molto più delle idee di Berlinguer, un libro nel quale si accenna perfino a un ruolo avuto da Veltroni nel fantomatico delitto: avrebbe cercato di bloccare la messa in onda delle immagini sulla Rai, in forza del suo ruolo di responsabile della comunicazione, per occultare le prove. Un delirio, al quale Veltroni è stato però costretto anche a rispondere, giustificandosi per quella mini-censura che in realtà aveva l’obiettivo solo di tutelare la sensibilità dei familiari ritardando la messa in onda del comizio. Nessuno, neanche Veltroni, nel Pd si è invece mai giustificato sul perché Enrico e le sue idee di partito spartano, moralizzato e popolare, siano finite in qualche cassetto polveroso di Botteghe Oscure prima e di largo del Nazareno poi.

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Il video dell’ultimo comizio di Enrico Berlinguer