«Basta con i vincoli Ue, facciamo da soli!». Berlusconi? No, Epifani e Fassina. Solo tre mesi fa…

«La rinegoziazione con la Ue per allentare i vincoli sugli investimenti e sullo sviluppo è indispensabile, così come la rivisitazione del Patto di Stabilità interno per favorire la crescita», è il duro attacco al contestatissimo “fiscal compact” europeo imposto dalla Merkel. «Il fiscal compact non funziona e va corretto aprendo il capitolo degli investimenti europei. In caso contrario non ci sarà neanche bisogno di atti unilaterali per cancellarlo: si disapplicherà  da solo, come già  dimostrano i casi di Olanda e Spagna», è la bomba gettata sul tavolo europeo con tanto di invito alla “disobbedienza” economica.

Il solito Berlusconi provocatore e anti-merkeliano? No, le frasi virgolettate sono di Guglielmo Epifani (Napoli, 13 febbraio 2013), attuale segretario del Pd, e Stefano Fassina (Roma, 24 aprile 2012), ex responsabile economico del Pd e attuale viceministro dell’Economia. Due uomini, un solo salto della quaglia, carpiato, con avvitamento, per riallinearsi, ora che c’è l’amico Letta al governo, su posizioni “tappetinesche” in stile Monti nei confronti dei severi censori della Ue.

Al confronto, l’invito arrivato oggi da Silvio Berlusconi a Letta a rinegoziare i vincoli europei, a sforare il famigerato 3% e a “non mettersi sull’attenti” davanti ai grandi del mondo quando si parla di recessione italiana, sembra quasi uno zuccherino diplomatico servito con i biscottini del the al tavolo della diplomazia internazionale. Ma quelle parole sono state accolte dal premier Letta e dal centrosinistra come un delirio politico originato da chissà quali tentativi di destabilizzazione dell’esecutivo. Berlusconi, a leggere quanto dichiarato in campagna elettorale dai più autorevole esponenti del Pd, ha solo ribadito con forza un concetto che sembrava ormai condiviso dalle forze politiche ma che nessuno osa portare al tavolo della discussione con la Ue: e cioé che per evitare il tracollo definitivo delle economie nazionali, i vincoli del “fiscal compact” (votato con larga maggioranza e con evidente superficialità da Pd e Pdl, anche a causa dall’enfatizzazione della crisi da parte del governo Monti) vanno rivisti e aggiornati, resi flessibili, adattati all’esigenza di liberare nuovi investimenti. Perfino nella direzione del Pd in cui Bersani presentò il programma elettorale di “Italia bene comune” era scritto, tra virgolette, che “il governo italiano deve farsi protagonista attivo di una correzione delle politiche europee di stabilità, si tratta di conciliare la disciplina di bilancio con investimenti pubblici produttivi e di ottenere maggiore elasticità negli obiettivi di medio termine della finanza pubblica…». Le stesse cose che oggi ha sostenuto Berlusconi. Ma chissà perché, sul Pd e su Letta, hanno fatto una brutta impressione.

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