Aspettando la Consulta, il Pdl fa quadrato attorno al leader: “Se l’accanimento giudiziario continua non staremo a guardare”

Il 19 giugno La Corte Costituzionale si pronuncerà sul legittimo impedimento di Berlusconi che gli venne rifiutato dai giudici di Milano nel processo sui diritti tv Mediaset. In caso di un pronunciamento favorevole il processo risulterebbe “viziato” e si tornerebbe di fatto indietro di quasi tre anni, il dibattimento sarebbe così destinato alla prescrizione. Nel Pdl c’è una comprensibile attesa per una decisione dalla quale dipende il futuro destino politico di Berlusconi che, nell’ambito del processo sui diritti Mediaset, era stato condannato all’interdizione dai pubblici uffici. Una preoccupazione che Angelino Alfano avrebbe esternato anche al Capo dello Stato, facendo notare che un no della Consulta sarebbe interpretato dal partito di Berlusconi come un atto di guerra in grado di compromettere seriamente quel processo di pacificazione che per volontà dello stesso Cavaliere ha portato alle larghe intese.

“Siamo preoccupati – tira le somme Maurizio Gasparri – da quello che riteniamo un’ostinata e multiforme aggressione giudiziaria a Silvio Berlusconi e riteniamo che incida fortemente sugli equilibri democratici del paese. Non credo però – aggiunge – che Alfano vada dal presidente della Repubblica a parlare dei processi. Berlusconi ha favorito la nascita di un Governo e ha più volte ribadito che le sue vicende giudiziarie sono separate da quelle politiche – spiega Gasparri – ma noi riteniamo questo accanimento sia intollerabile e sia prodotto anche per destabilizzare la situazione politica. Sono ottimista e fiducioso. Confido che prima o poi ci sia un giudice a Berlino e mi auguro che i giudici possano emettere giudizi sereni e obiettivi”.

Nel giorno in cui vengono rese note le motivazioni della sentenza per il processo Unipol (in cui Berlusconi è stato condannato a un anno di carcere come “mandante politico” della pubblicazione della famosa intercettazione Fassino-Consorte) il Pdl fa quadrato attorno al leader assediato dalle toghe: “Milioni di italiani – commenta Daniele Capezzone – non accettano e non accetterebbero il proseguirsi e l’aggravarsi di una sorta di caccia all’uomo contro Silvio Berlusconi. E’ ovviamente legittimo il contrasto politico, ma non è ammissibile l’idea di usare la giustizia come ‘tempi supplementari’ impropri di una partita che, contro Berlusconi, gli avversari non riescono mai a vincere nelle urne”. “Silvio Berlusconi – aggiunge – è stato scelto democraticamente e liberamente da dieci milioni di elettori. Tutti sanno, anche i suoi avversari, che gli attacchi mediatici e giudiziari in corso sono assolutamente infondati. Nessuno conti sul fatto che gli italiani possano essere distratti o disattenti su una questione fondamentale di libertà e di democrazia”. Rincara la dose Sandro Bondi: “Non possiamo non avere fiducia nella giustizia, ma se alla fine dovesse proseguire e prevalere un evidente accanimento giudiziario contro il Presidente Silvio Berlusconi la nostra reazione, la reazione del popolo che crede nella libertà e nella giustizia, quel popolo le cui ragioni e speranze sono rappresentate democraticamente dal Presidente Berlusconi, sarebbe fortissima e sarebbe una rivolta etica e politica capace di scuotere il nostro Paese”.