Alessandro Zingaretti e il “manifesto-scandalo”: «Nel Pd stiano zitti, mi chiesero di candidarmi per loro…»

Chiamarsi Alessandro Zingaretti è un reato. Chiamarsi Alessandro Zingaretti, essere consigliere municipale del Pdl,  fare politica, quindi far stampare dei manifesti col suo nome pro-Alemanno val bene la gogna mediatica, se anche il presidente della Regione del Pd ha la sorte anche lui di chiamarsi Zingaretti Nicola. Vergognosa e ridicola la “macchinetta del fango” messa su dai quotidiani e siti on line di parte. Così su Repubblica: «Un manifesto del Pdl con Zingaretti? Non si tratta di un errore né di uno scherzo, ma è la trovata elettorale del Pdl del II municipio che ha deciso di sfruttare l’omonimia tra il governatore della Regione Lazio e un candidato al consiglio municipale, Alessandro Zingaretti». Dice Marco Miccoli, deputato Pd ed ex segretario capitolino del partito: «È una furbatina». Ma chi di “disperata invenzione” colpisce di disperata invenzione perisce, perché Alessandro Zingaretti, oltre a rispedire le inverosimili accuse al mittente rivela anche retroscena imbarazzanti proprio per il Pd, «che alle ultime Regionali mi aveva chiesto di candidarmi», per trainare il nome di Zingaretti Nicola sfruttando l’omonimia». Basterebbe questo caso per dare la misura della malafede del Pd capitolino e di dove stia di casa la «disperazione».

Andiamo per ordine. Anzitutto «Nicola non ha l’esclusiva sul cognome Zingaretti», spiega Alessandro, da 20 nella destra romana, capogruppo del II-III municipio per il Pdl. Mostra un manifesto, “Zingaretti per Marino” è chiede: «Scusate, mi sapete dire perché questo qui va bene e il mio per Alemanno sarebbe ingannevole?». Già, cosa risponderebbe Miccoli?

Poi smascheriamo qualche bugia: «Il manifesto – “Zingaretti invita a votare Alemanno Sindaco e De Angelis presidente”- è un’iniziativa meramente municipale e appare “solo” nel territorio del nuovo Municipio II (ex II e III)». Bugia, quindi, che sia stata tappezzata tutta Roma. Bugia, soprattutto,  che sia stata una trovata di un Alemanno alla canna del gas, «perché sia lui che il suo comitato non ne erano stati informati, è stata un’iniziativa condivisa solo con i colleghi del municipio». Anzi, la loro reazione «ha dato più risonanza al manifesto di quanto ne avesse in origine. Hanno abboccato».

Poi l’attacco: «Faccio politica da più di venti anni e non mi hanno scelto per via del cognome sulle Pagine Bianche come presumibilmente è accaduto ai vari Marino candidati nelle liste di centrosinistra in queste elezioni». Non vuole citarci i nomi, ma noi li conosciamo, basta dare una letta alle varie liste per il Campidoglio: in quella del Pd c’è Estella Marino, eletta con oltre 8mila preferenze. E anche nella lista civica “Per Marino” tra i candidati c’è un Franco Marino. Vogliono ancora parlare di sfruttamento dell’omonimia? Ma per piacere…».