Scandalo a luci rosse a Firenze. È bufera sulla gestione della Coop

Si ingrossa lo scandalo fiorentino a luci rosse che vede coinvolti funzionari “pesanti” di Palazzo Vecchio. Nel quasi totale silenzio della stampa l’inchiesta Bella Vita si arricchisce di nuovi particolari che potrebbero scuotere l’immagine finora irreprensibile del Comune guidato da Matteo Renzi. Sesso, telefonate bollenti e prostituzione non risparmiano il Comune della città di Dante. Tutto nasce da alcune utenze telefoniche intercettate, dopo le anticipazioni della Nazione di Firenze, Repubblica fornisce l’identikit di un ex funzionario della Funzione Mobilità finito nella vicenda senza citarlo per nome e per cognome. Il signore L.R. sarebbe stato sorpreso da una domestica nella sala conferenze dell’assessorato alla mobilità mentre si rivestiva dopo un incontro con  un’avvenente signora. Contemporaneamente l’assessore alla Mobilità Massimo Mattei si dimette per «la riacutizzazione di una vecchia pancreite» ed esce apparentemente di scena rimettendo il mandato nelle mani del sindaco. Poi spunta Adriana (l’Ape Regina), una sorta di capo-escort, che ha alloggiato in un appartamento gentilmente concesso gratuitamente dal Consorzio di cooperative il Borro (che dovrebbe assistere gli anziani) di cui l’assessore è stato presidente. “Amore mio sei a casa?”, “Vita mia devo vederti”: è il tenore dei colloqui telefonici tra i due. Naturalmente Mattei dichiara di non sapere nulla del mestiere dell’amata, “è solo un’amica”. Fin qui quello che si sa, il resto è secretato per l’apertura di un nuovo filone di inchiesta.

L’aggiornamento – di cui non c’è traccia sui quotidiani – è frutto delle “scoperte” del consigliere di Fratelli d’Italia Francesco Torselli. Tra le quattro cooperative del Consorzio ci sono “La Rosa”e la “Iskra”  che annovera tra i soci Pilade Cantini, uno dei numerosi assunti a chiamata diretta da Matteo Renzi e caposegreteria  fino alla scorsa settimana dell’assessore che si è dimesso. Ma c’è di più: tra i revisori del consorzio Il Borro, che affittava la casa a zero euro ad Adriana, ci sarebbe  Sara Biagiotti, neoassessore  allo Sviluppo economico del Comune, già consigliera provinciale del Pd e una delle responsabili della campagna elettorale di Matteo Renzi alle primarie del Pd. Alla scarna notizia pubblicata dal Giornale l’interessata replica minacciando querele in base al fatto di non essere il revisore unico della cooperativa. Le novità per ora non occupano a dovere l’attenzione dei media, anche perché le persone coinvolte non risultano indagate.

Dunque si preferisce spostare i riflettori dall’inchiesta al commento. Feltri, per esempio, si ribella alla lettura moralisteggiante che metterebbe all’indice la libertà personale dei politici di avere relazioni con compagne di giochi più o meno leggere. Nell’editoriale di oggi si concentra sull’ipocrisia  della sinistra che si scopre bacchettona a corrente alternata. È sorpreso che ancora nel terzo millennio susciti scalpore «la questione erotica, soprattutto quando è ambientata nei luoghi dove si amministra la cosa pubblica». Insomma “tutto mondo è paese” e “la carne è debole”. Non solo per il Cavaliere (che almeno aveva la decenza di ospitare la corte femminile “in villa”). Deciso ad approfondire i dettagli tecnici e non voyeristici del bunga bunga dell’Arno, Torselli chiarisce che il punto non è spiare la vita privata delle persone né condurre battaglie etiche («ognuno risponde alla sua coscienza») ma capire se, per esempio, le fantasie sessuali venivano soddisfatte a spese dei cittadini (si parla di uso personale dei telefoni intestati al Comune, di mancati incassi sulla tassa di soggiorno negli alberghi mete degli incontri). Poi una piccola soddisfazione politica: «Per due anni – racconta il consigliere – insieme ai miei colleghi sono stato attaccato per i festini di Arcore… Beh mentre ci urlavano “andate da Ruby” pare che nelle stanze  dell’amministrazione comunale succedessero le stesse cose…».