A Roma la sinistra si spacca perfino su Tarzan. Marino s’è già perso nella jungla del Pd

Lui, Tarzan, c’era. Circondato dai suoi fan armati di fischietti e cartelloni, tra cui – giusto per dare un tocco di sobrietà – anche qualche animatore di movimenti per le case popolari colpito da “Daspo” per aver provocato tafferugli nell’aula Giulio Cesare. Un parterre de roi,  quello convocato ieri nella capitale per protestare contro l’ineleggibilità di Andrea Alzetta, il consigliere di Action che alle ultime amministrative ha guadagnato un numero di preferenze sufficiente per essere rieletto ma escluso dal Campidoglio per una condanna del ’96. Un tipico caso “berlusconiano”, evidentemente, nel quale una norma – nel caso specifico il decreto Severino sull’ineleggibilità tanto sponsorizzato dal centrosinistra –  rischia di vanificare gli effetti del voto popolare. Un po’ quello che Pd e grillini cercano di fare con Berlusconi al Senato, non se ne vogliano Tarzan e neanche il Cavaliere.

Il problema è che Alzetta, oggi, nonostante la folla urlante e inneggiante, s’è sentito solo. Mancava Ignazio Marino. E lui s’è offeso: «Non ho ancora sentito il sindaco. Non mi ha espresso solidarietà». Strano, il neosindaco non c’era ma il Pd era invece presente in massa, da Luigi  Nieri a Paolo Masini fino al parlamentare Marco Miccoli, ex segretario regionale recentemente defenestrato da quella carica, in piena campagna elettorale. Indovinate perché? Perché era considerato troppo vicino allo stesso Marino. Dal quale, oggi, era però troppo distante. “Welcome to the jungle”, cantavano i Guns ‘n Roses qualche anno fa, quando ancora non si intuiva che il Pd sarebbe stato una foresta di inestricabili contraddizioni e Tarzan non era un autorevole statista di sinistra ma solo il padrone sfigato di una simpatica scimmietta.

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