A Roma è ancora buio pesto sui dati dei Municipi: troppi verbali incompleti e preferenze non pervenute

Caos è dir poco. A otto giorni dal primo turno delle amministrative ancora non si conoscono i risultati dei voti di lista e delle preferenze dei quindici municipi della capitale. Neanche un dato ufficiale. Nulla di nulla. Gli stessi candidati sono appesi alle notizie di seconda o terza mano, e i romani dovranno aspettare chissà quanto per conoscere il destino dei loro pupilli. Almeno quella metà di romani che si è recata alle urne e che avrebbe diritto a conoscere l’esito del proprio voto. A chi si deve questa lentezza che fa venire in mente l’irripetibile Giorgio Gaber, “la democrazia? Peggio che da noi solo in Uganda…”?  Al menefreghismo, alla cattiva fede, all’insipienza di scrutatori e presidenti di seggio che, tra un panino e una birra, per non perdere qualche ora di sonno hanno chiuso le operazioni del seggio senza riempire i verbali. Una pura formalità, devono aver pensato… Il fondo si è toccato nel XII municipio (che comprende le zone di Portuense, Monteverde, Pisana, Massimina). Lo scandalo va in scena da martedì scorso al seggio centrale di via dell’Arcadia (dove si verificano i dati attraverso la consultazione dei verbali e delle tabelle di scrutinio).

Sotto l’occhio incredulo dei rappresentanti di lista passano decine di verbali incompleti, tabelle di scrutinio non compilate nella sezione che riguarda le preferenze, caselle completamente vuote. «Non abbiamo ancora finito – raccontano esausti – stiamo finendo di controllare ma è una tragedia». Nell’unico municipio dove non si andrà al ballottaggio perché, salvo nuove verifiche, la candidata del centrosinistra, Cristina Maltese, ha superato il quorum, ci sono quattro sezioni con i verbali incompleti e le preferenze in bianco. Possibile? In una (la sezione 1987) nei verbali non esistono i voti di lista del centrodestra e le tabelle di scrutinio sono sparite. Come se nessun elettore di Alemanno avesse votato in quel seggio. Possibile?

Situazioni simili anche nel municipio XIII (Aurelio) e VII (Appio Tuscolano) mentre cominciano a fioccare a tappeto le segnalazioni di irregolarità frutto del tam tam dei malcapitati rappresentanti di lista.  La prima denuncia ufficiale arriva dal terzo municipio. «L’irregolarità più diffusa riguarda la mancata raccolta di preferenze  – denuncia Gemma Azuni di Sel –  ci sono verbali riepilogativi intonsi anche per i candidati al Comune». Distrazione, piccoli-grandi brogli che rischiano di drogare il risultato finale delle consultazioni per eleggere il sindaco della capitale. Disorientati anche i candidati municipali, che “un  tempo” avevano accesso ai seggi centrali e, armati di penna e bloc notes, riuscivano ad avere in tempo reale i risultati, anche se non ufficiali. Oggi che non si fa che invocare regole certe, sono tenuti a distanza di sicurezza e la democrazia diventa un fatto segreto. Per riaprire i plichi delle schede i candidati dovranno rivolgersi al Tar. Uno scenario assurdo che certo non aiuta a recuperare il solco tra politica e cittadini, di cui a chiacchiere tutti i soloni del palazzo e i commentatori che contano si dicono preoccupatissimi. Per conoscere l’esito reale del voto di domenica scorsa bisognerà attendere forse dei mesi e far spendere qualche milione di euro alle casse dello Stato. È l’Italia, ragazzi.