30 anni fa Almirante entrò a Palazzo Chigi dal portone principale: una pagina di storia da ricordare

Nell’estate del 1983 si svolse un evento che è rimasto nella storia della politica italiana, e di quello della destra in particolare. Accadde che, per la prima volta nella vicenda quasi cinquantennale del Msi, un leader della destra veniva ufficialmente convocato da un presidente del Consiglio incaricato nelle consultazioni per la formazione del governo. Il leader era Giorgio Almirante, il presidente incaricato Bettino Craxi. Lo spunto per questa  rievocazione ce l’offre la ricorrenza del trentennale di una storica consultazione elettorale, quella del 26 giugno del 1983, una consultazione nella quale il Msi ottenne un grande risultato elettorale. Al Senato superò la soglia del 7 per cento, mentre alla Camera ottenne il 6,8, guadagnando un punto e mezzo rispetto alle drammatiche elezioni del 1979. Con quelle consultazioni, il Msi dimostrò di possedere una forza e un radicamento che stupirono la maggioranza degli osservatori, i quali preconizzavano per il partito della destra un lento e inesorabile declino, a causa dell’isolamento politico e a causa dei cambiamenti rilevanti in atto nella vita e nella società dell’Italia e dell’Europa. Erano osservatori dalla vista decisamente  corta (e lo si sarebbe dimostrato calorosamente nel decennio  successivo, quando una nuova generazione di dirigenti di destra, guidati da Gianfranco Fini, avrebbe stupito l’Italia).

Ma, per tornare al 1983, quelle elezioni dimostrarono che la destra era dentro le  correnti evolutive della storia politica italiana. Anzi, i venti nuovi del cambiamento (negli Stati Uniti s’era insediato, da due anni, Ronald Reagan, mentre in Urss, con i famosi “raffreddori” di Andropov, s’era iniziato il processo dissolutivo del “socialismo reale”), quei venti, dicevo, sembravano penalizzare proprio i maggiori partiti italiani, protagonisti della stagione del compromesso storico. Il Pci di Berlinguer subì una flessione dello 0,5 per cento. Mentre la Dc di Ciriaco de Mita conobbe  uno storico tracollo, perdendo la bellezza di sei punti. Era un’avvisaglia. Ma nessuno al momento poteva sapere quello che sarebbe accaduto di lì a qualche anno. Chi invece ottenne un buon risultato fu Craxi. Il Psi guadagnò l’uno virgola sei e il presidente Pertini diede l’incarico al leader socialista per  formare il nuovo governo.

E veniamo, dunque, allo storico incontro tra Almirante e Craxi a Palazzo Chigi. I giornali parlarono per qualche tempo di “flirt” tra il Msi e il Psi. In effetti, parve per qualche tempo manifestarsi una qualche forma di intesa tra i due partiti, ma senza accordi sottobanco e nella chiara sottolineatura del ruolo di opposizione  che il Msi avrebbe assunto. «Il discorso che il segretario del Msi fece alla Camera in occasione del dibattito sulla fiducia – rievoca Franco Servello, allora vicesegretario vicario del Msi-Dn, nel libro Sessant’anni in Fiamma – fu il discorso di un oppositore leale e corretto. Non più sfiducia aprioristica, ma valutazione serena del comportamento del governo sui singoli atti. Almirante parlò apertamente di “sfiducia costruttiva”». E c’è un passaggio del discorso del leader del Msi che merita di essere sottolineato:«Io rappresento un partito di uomini perbene, che non hanno nulla da chiedervi o da contrattare, e che saranno ben lieti di mettersi a disposizione quando si tratterà di vincere qualche importante battaglia». Da questo discorso emerge anche un’altra importante novità per quell’epoca: la stagione delle ideologie, già esaurita sul piano culturale e politico, cominciava a finire anche su quello politico.

Poi non si poteva chiedere  più di tanto a quella generazione politica, che s’era formata in anni tremendi per la storia italiana. E, dopo circa  un anno, il “flirt”, se mai ci fu, era già finito. Però quell’esperienza del 1983 dimostrò che comunque la destra aveva radici profondamente innestate nella storia politica italiana, qualsiasi fosse la sua stagione È bene non dimenticarlo mai. Soprattutto oggi.