Violante: basta demonizzazioni, ritroviamo la civiltà della politica

Luciano Violante, da presidente della Camera e deputato comunista, stupì il mondo con la semplice affermazione che bisognava riconoscere l’onestà e la buona fede di chi aveva aderito alla Rsi. Una semplice affermazione di buonsenso, ma è la forza della normalità che sconfigge l’ipocrisia della faziosità, che ha bisogno di imporre una visione distorta e aberrante della realtà. Ma per dire cose giuste e normali, quando prevale il delirio fazioso, ci vuole coraggio. Un coraggio che non è mancato al magistrato Violante quando, nel 2009, consegnò ai tipi della Einaudi il pamphlet dal titolo Magistrati in cui ristabiliva gli argini della normalità anche al rapporto tra potere giudiziario e politica ricordando, con Francis Bacon, che il ruolo del giudice è quello del leone a guardia del trono, non del leone che vuole sedere sul trono. E torna oggi a riaffermare la necessità della civiltà e della normalità in un’intervista sul Messaggero in cui interviene, tra gli altri argomenti, sulle vicende giudiziarie che coinvolgono il presidente Berlusconi e in questi giorni portano scompiglio nella politica. Se Berlusconi è colpevole di qualcosa va giudicato come chiunque altro – dice ovviamente il magistrato – ma il fatto che abbia sinora inanellato una lunga serie di assoluzioni e proscioglimenti non solo non giustifica alcun pregiudizio di colpevolezza nei suoi confronti ma piuttosto dà spazio a chi sostiene la tesi di una persecuzione giudiziaria. Il cittadino Berlusconi vada giudicato come chiunque altro, insomma, ma se c’è qualcuno che pensa di demonizzare un avversario politico che non può battere con le armi della politica utilizzando la criminalizzazione mediatico-giudiziaria, la smetta, perché così si uccide la democrazia. Se questo governo di transizione deve essere viatico di una rifondazione della politica attraverso una stagione di riforme dello Stato, il primo passo sia il ritorno alla civiltà del confronto, che non ci può essere se una parte cerca di negare all’avversario la legittimità e persino l’umanità. È cosi che si finisce per legittimare persino l’eliminazione fisica dell’avversario. O persino per teorizzarla, come nella stagione dell’uccidere un fascista non è reato. Noi ci siamo passati e sappiamo che significa.