Vincent e Bruno (sposi a Montpellier) rischiano di affossare definitivamente Hollande

Il matrimonio di Vincent e Bruno, in coppia da sette anni, che diranno sì il 29 maggio a Montpellier, nel sud della Francia, rischia di essere un ennesimo boomerang per il presidente socialista francese François Hollande, alle prese con un calo di popolarità senza precedenti, ora giunta al 29 per cento. Questa delle nozze gay è stata l’unica promessa della campagna elettorale mantenuta da Hollande, che ha fatto retromarcia sulla legge per il tetto delle retribuzioni ai manager, non apprezzata dai francesi, e che ha compiuto varie operazioni militari nelle ex colonie Mali e Ciad, altrettanto malviste dall’opinione pubblica. Non è piaciuto ai francesi neanche la fretta di Hollande nell’assicurare che il ferimento del soldato francese a Parigi fosse legato all’assassinio di quello inglese. Ma alla vigilia della celebrazione del primo matrimonio gay, diventato legge dello Stato francese il 18 maggio, le contestazioni nel Paese non si spengono. Lo ha testimoniato domenica l’ennesima dimostrazione di forza del fronte del «no», con l’ultimo grande corteo della “Manif pour tous” al quale hanno partecipato centinaia di migliaia di persone, contro la legge e le adozioni tra coppie omosessuali, che riuniva militanti dell’Ump, il partito di centrodestra, e associazioni cattoliche. E che è sfociato in scontri con la polizia da parte di qualche gruppetto estremista. «Certo, i manifestanti non hanno invertito il corso delle cose. La legge, approvata, si applicherà – considera un editoriale del quotidiano di destra Le Figaro -. Ma chi può credere che queste centinaia di migliaia di cittadini che sono scesi in piazza in nome dei propri valori, metteranno nel cassetto le loro convinzioni come le loro bandiere?».

Per Le Parisien, «la Francia è divisa in due» sulla legge sulle nozze gay mentre per lo sponsor del centrosinistra Le Monde la mobilitazione contro questa legge sarebbe frutto anche di una sorta di «militarizzazione dell’Ump» in cerca di nuovi aderenti. «La fase della protesta in piazza è finita», ha decretato da parte sua Frigide Barjot, portavoce della “Manif pour tous”, annunciando tuttavia la creazione di un nuovo movimento, “L’Avenir pour tous”, in difesa «dei fondamentali della nostra civiltà, della nostra Repubblica». Per lei la Francia «non è divisa in due: si è svegliata». Barjot ha quindi invitato a unirsi al suo movimento anche l’ex candidata socialista alle presidenziali, Sègoléne Royal, ex partner storica del presidente Hollande, la quale nei giorni scorsi aveva detto in tv che avrebbe preferito «un’unione civile con l’uguaglianza dei diritti (per gli omosessuali) senza chiamarla matrimonio». Intanto si apprende che le nozze tra Vincent, impiegato dirigente quarantenne, e Bruno, un rugbista di 30 anni, saranno celebrate dal sindaco socialista di Montpellier, Helene Mandroux, in presenza della portavoce del governo, oltre che ministro delle Pari opportunità, Najat Vallaud-Belkacem, e dalla ministra della Famiglia, Dominique Bertinotti, e a 300 invitati. Per timore di eventuali disordini o proteste fuori dal municipio, la polizia ha vietato nella città l’organizzazione di altri eventi pubblici per l’intera giornata.