Via libera a Letta, entro giugno il testo di revisione della Costituzione: «Le riforme non sono più rinviabili»

Il Senato ha approvato la mozione di maggioranza sulle riforme costituzionali con 224 sì,61 no e 4 astenuti. La mozione impegna il governo a presentare entro giugno un ddl costituzionale che preveda una procedura straordinaria per la riforma della Costituzione. La votazione arriva nel giorno in cui l’Italia esce dalla procedura per deficit eccessivo e in cui le istituzioni ci fanno una «serie di raccomandazioni», ha spiegato Enrico Letta all’aula di Palazzo Madama, al fine di varare quelle «riforme strutturali» per troppo tempo rinviate.  Secondo il presidente del Consiglio, «quello che stiamo facendo qui oggi è l’inizio di una delle più importanti riforme strutturali che l’Italia può fare» visto che ridare al Paese la «capacità di decidere» è fondamentale per far ripartire l’economia. Precisa anche la tempistica. «Non può iniziare oggi un percorso – ha aggiunto il premier – dai tempi indefiniti: sarebbe la cosa peggiore, darebbe l’idea che siamo punto e da capo, a svolgere un esercizio che poi non porterà a niente». Dunque, ha spiegato il presidente del Consiglio «dobbiamo darci 18 mesi, sono un tempo che ritengo sia quello giusto, non può essere successivo. Ovviamente è un percorso complesso, ma dobbiamo fare bene e presto». Letta ha ricordato che «Napolitano chiese al Parlamento di esprimersi con il linguaggio della verità legato alla necessità non rinviabile, con la crisi drammatica della politica. Non è immaginabile che si continui facendo finta di niente che si finga di fare le riforme, di litigare sulle riforme da fare non combinando nulla». E sull’astensionismo, le comunali sono ulteriore conferma del «drammatico distacco dalla politica. Lì c’è stato un drammatico campanello allarme per troppo bassa partecipazione al voto».

La mozione della maggioranza, indica la strada concordata tra Pd-Pdl e Scelta Civica. Entro giugno il ddl costituzionale che preveda, per l’approvazione, una procedura straordinaria rispetto all’attuale articolo 138 e cioè il lavoro preparatorio di un Comitato di fatto composto dai componenti delle commissioni Affari costituzionali cui delegare poteri referenti per l’esame dei progetti di revisione dei titoli I,II, III e V della seconda parte della Carta costituzionale. Il frutto del lavoro del Comitato bicamerale passerebbe poi all’esame delle due Camere.