Trattativa Stato-mafia: la Procura di Palermo convoca Napolitano come teste. Il Pdl: «È la vendetta di Ingroia»

«Anche da Aosta Ingroia continua a comandare la procura di Palermo e consuma la sua vendetta ordinando ai suoi compagni sodali di umiliare il presidente della Repubblica, il Presidente del Senato colpevoli a loro avviso di avere intralciato il loro disegno di utilizzare la giustizia per fini politici». Nella nota di Daniela Santanché  è sintetizzato quello nel Pdl pensano in molti ma nessuno esprime in maniera così schietta. La richiesa dei pm di Palermo di portare in tribunale come teste, al processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, Giorgio Napolitano (e tra gli altri Piero Grasso) suona come un provvedimento a orologeria. «Ma non è che la chiamata a testimoniare da parte della Procura di Palermo è in realtà un modo surrettizio di contrastare la decisione di distruggere le intercettazioni che lo riguardano?», chiede Fabrizio Cicchitto notando che «il comportamento della Procura di Palermo costituisce un evidente attacco alla massima carica dello Stato».

Sulla citazione che ha già raccolto critiche dal Pdl («È un fatto senza precedenti, la Procura ha toccato il fondo», dice Mariastella Gelmini) e perplessità come quelle della presidente della commissione Giustizia Donatella Ferranti del Pd, deciderà la Corte d’assise che il 27 maggio aprirà il processo sulla trattativa. Oltre che sulla deposizione del presidente della Repubblica, la corte dovrà pronunciarsi sulla lunghissima lista testi dei pm – 178 quelli citati – e delle parti. La Procura ha chiamato sul banco dei testimoni molti protagonisti politici degli anni delle stragi – dall’ex ministro Vincenzo Scotti a Ciriaco De Mita, Arnaldo Forlani, Giuliano Amato e Luciano Violante – e i personaggi chiave per comprendere la vicenda che vede Mancino al centro di un vero e proprio pressing, oltre che sul Colle, per il tramite di D’Ambrosio, sui vertici della Dna e della Procura Generale della Cassazione per – scrivono i magistrati – un’eventuale avocazione delle indagini. Nella lista ci sono, infatti, anche Piero Grasso, all’epoca procuratore nazionale antimafia, l’allora pg Vitaliano Esposito, e l’attuale procuratore generale Gianfranco Ciani.