E sul palco di Grillo spunta Ricca, il re dell’invettiva anti-berlusconiana che augurò la morte al Cavaliere

In Italia funziona così: per anni ti fai il culo nella piazze rincorrendo quelli del Pdl, sui quali scarichi qualsiasi cosa (tanto il tribunale di Milano ti assolve), esci sui giornali perché dai del buffone a Berlusconi e gli auguri di fare la fine di Ceaucescu, che equivale a una sorta di laurea breve in anti-berlusconismo. Ma per prendere il master in “odio militante” devi fare qualcosa in più: quindi inizi a inseguire Fede, Sgarbi, Ferrara e chiunque abbia a che fare con il centrodestra, li tampini in convegni ed eventi pubblici, ti presenti come giornalista e chiedi di intervistarli, riesci a litigare con loro, fai incazzare perfino il mite Andreotti, ti becchi una denuncia e finisci un’ora in commissariato  (tutto archiviato, ovviamente). Infine trovi praterie di populismo rancoroso sul web e incroci Beppe Grillo, lo segui, inizi a parlare come uno di loro e quasi in automatico la sinistra con la bava alla bocca ti eleva al rango di paladino della Costituzione e della civiltà. Ed ecco che dieci anni dopo l’ingresso sul ring, per premio ti ritrovi sul palco di piazza del Popolo ad arringare i grillini.

Il signor Pietro Ricca, non se ne voglia Berlusconi, è il vero miracolo italiano. Dal 2003 ad oggi, quando debuttò con quella meravigliosa performance al Tribunale di Milano, dove l’allora premier aveva finito le sue dichiarazioni spontanee nell’ambito del processo Sme, di strada ne ha fatta tanta. Quel giorno aveva gridato a Berlusconi, inseguendolo in aula, civilissimi apprezzamenti come “buffone, buffone, fatti processare come tutti gli altri, farai la fine di Ceaucescu”. Salvo poi cambiare versione – dopo un’iniziale condanna a un’ammenda di 500 euro per ingiurie – e ottenere l’assoluzione in Cassazione. Motivo? Ricca sostenne che in realtà aveva detto “puffone, puffone”. No, non è uno scherzo, è tutto vero.

Quel giorno, il blogger si vide spianata una carriera di professionista dell’anti-berlusconismo urbano militante, urbano non nel senso di educato ma nel senso che lo praticava per strada. Una carriera culminata sul palco di Piazza del Popolo nella manifestazione di Beppe Grillo – che lo considera un coraggioso giornalista che fa bene a sputtanare i potenti, “magari facessero tutti come lui” – nella quale ha perfino arringato la folla chiamata a sostenere il candidato al Comune, come dimostra la foto pubblicata su Twitter. Del resto, anche per Marco Travaglio «Pietro è un esempio da imitare». Diciamo che Ricca è quel tipo di giornalista che sia Grillo che Travaglio non inseriranno mai in una black list, uno di quelli che amano e coccolano, che ospitano e incensano, perché ne ammirano la visione oggettiva e la capacità di essere imparziale, di separare fatti e opinioni, senza mai farsi coinvolgere emotivamente. Come dargli torto?

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