Squinzi al governo: o la crescita o il baratro. Il premier Letta: ce la metteremo tutta

Giorgio Squinzi si è presentato all’assemblea annuale degli industriali con la cravatta verde e nera per festeggiare la promozione in serie A del Sassuolo calcio, la squadra di cui è presidente. Ha quindi detto, dinanzi a molti ministri e al premier Enrico Letta, che Confindustria appoggerà il governo con in vista un solo obiettivo: tornare a crescere, perché il Paese, con il nord in testa, è sull’orlo del baratro. Una mano tesa cui Enrico Letta, rivolgendosi alla platea degli industriali, ha risposto con l’offerta di una stretta collaborazione: “Siamo dalla stessa parte, la politica forse troppo tardi ha capito la lezione, ma ora deve applicare quello che ha capito”. Squinzi ha elencato le cose che non vanno: negli ultimi 18 mesi lo stock di prestiti erogati alle imprese “è calato di 50 miliardi: un taglio senza precedenti nel dopoguerra”, e poi la crisi dell’edilizia e ancora il costo del lavoro che si è fatto insostenibile.  E il premier assicura: “Per troppo tempo l’industria è stata trascurata, pensando di poterne fare a meno, ma la crisi dimostra che il settore manifatturiero deve tornare in cima alle priorità del governo e dell’Unione europea”. E promette tutto il suo impegno: “Io so solo una cosa: la missione è difficile e il compito anche e sento sulle mie spalle tutta la responsabilità e le tante aspettative; sarà difficilissimo, non so se ce la faremo ma ce la metteremo tutta” e fissa un obiettivo: entro il 2020 il 20% del Pil dal settore manifatturiero.

Crescita e ancora crescita, dunque, è la parola d’ordine del governo che raccoglie il grido d’allarme degli industriali. Lo ribadisce  il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi nel suo intervento annunciando che i presupposti per lo sviluppo saranno posti già a partire dai prossimi consigli dei ministri. Una linea confermata da Angelino Alfano: la terapia di Confindustria, dice, contiene spunti interessanti che il governo intende raccogliere.