Spagna, polemica sul restauro della tomba di Franco. Rajoy va avanti, nonostante gli “zapateristi”

Francisco Franco rimane dov’è. Il premier Mariano Rajoy ha lasciato chiaramente intendere che non solo la tomba del Caudillo rimarrà nel mausoleo della Valle del Los Caìdos, poco fuori Madrid, ma anche che il suo governo è pronto a finaziare i lavori di restauro necessari. L’opposizione al governo di centrodestra si è così scatenata contro l’iniziativa di bandire un concorso da 300.000 euro, pubblicato nell’ultimo bollettino ufficiale dello Stato, per risistemare la facciata della basilica e una statua della pietà contenuta all’interno del monumento visitato ogni anno da circa 400mila visitatori. Ne dà conto la Repubblica che in un lungo articolo rievoca la vicenda storico-politica del tormentato monumento che infastidisce chi ha paura della memoria storica. La struttura scavata nella roccia a una sessantina di chilometri da Madrid è stata tirata su dal 1940 al 1958  per ospitare i resti del generale Francisco Franco e di José Antonio Primo De Rivera, fondatore della falange spagnola. Accanto a loro i resti delle 33mila vittime  della Guerra Civile (1936-1939). Almeno la metà di quei resti appartengono a vittime che facevano parte dell’esercito repubblicano e antifranchista. A questo, in fine dei conti, serviva il monumento: ricordare il sacrificio di tante vittime di quella pagina di storia, vincitori e vinti. Poi venne l’era iconoclasta di Zapatero, che dopo la legge sulla memoria storica e la rimozione delle statue  di Franco dalle piazze di tutta la Spagna, poco prima di lasciare il potere volle nominare una commissione di esperti per decidere cosa fare anche del mausoleo. La commissione propose di dare un nuovo volto storico alla costruzione “spostando” le salme di Franco e De Rivera e trasformare lo spazio al ricordo delle vittime di quella guerra. Non se ne fece nulla, al governo Zapatero subentrò il centrodestra di Mariano Rajoy. È sua l’idea di lasciare tutto com’è. Sembra pretestuosa la polemica dell’opposizione che si fa scudo dell’inopportunità del momento economico per biasimare il reperimento di fondi per il restauro di un monumento sul quale andrebbe ritrovata una memoria condivisa. Ci provarono altri prima di Zapatero a trasformarne il significato simbolico: ci provò un paio di volte negli anni ’80 il socialista Felipe Gonzalez. Ma senza successo. L’idea di usare la storia e i suoi monumenti come una clava politica per ora non ha funzionato. Anche se c’è sempre chi prova a usare l’agone storico per trovare spunti polemici, se mai mancassero: una proposta recente della sinistra spagnola di fare del 18 luglio – data del colpo di Stato di Franco -la giornata di condanna del franchismo, ci informa Repubblica è stata respinta dal Parlamento.