Sono stati i lavoratori e i pensionati a pagare il prezzo delle riforme sbagliate

Siamo ormai vicini a un nuovo confronto con il governo sui temi di sempre: pensioni e lavoro, secondo quanto più volte annunciato dal ministro del Lavoro, Enrico Giovannini. Nell’attesa possiamo prenderci lo spazio di precisare alcune cose. In particolare a quanti nel talk show continuano a sostenere che l’Italia è in crisi perché non ha mai fatto delle riforme. Non è proprio così, delle vere riforme ci sono state e sono state le uniche fatte da ogni governo: pensioni e lavoro appunto. Se poi non sono state efficaci il conto l’hanno pagato sempre lavoratori e pensionati, sui quali oltre al danno si è scaricata anche la beffa. In Italia non si riescono a creare nuove infrastrutture, non si può distribuire in modo omogeneo su tutto il territorio l’energia elettrica – e poi parliamo anche di competitività – non si riesce a fare una riforma elettorale tanto meno quella fiscale. Ma, nonostante il cosiddetto “potere di veto” dei sindacati, sono stati toccati tutti i presunti tabù: articolo 18, età pensionabile, ritocchi economici sempre al ribasso, flessibilità in entrata e in uscita.

Ci auguriamo adesso di poter ragionare seriamente con il pragmatico ed equidistante ministro Giovannini di ciò che veramente non va nel lavoro e nella previdenza. L’articolo 18, ormai smontato, per noi va “ristrutturato”, assurdo che in tempi di crisi si siano agevolati i licenziamenti senza magari stimolare, quanto meno, con investimenti e non con le chiacchiere le attività produttive. Quanto alla previdenza vanno risanati quei brutali interventi che hanno gettato nel limbo dell’esodo senza lavoro e senza pensione centinaia di migliaia di soggetti, che hanno cambiato in un giorno i piani di vita di altrettante persone e che stanno obbligando a restare fino a 67 anni di età persone che fanno lavori non praticabili in un’età così matura. Sembra di ripetere un po’ la stessa solfa, ma vale la pena farlo prima. Perché qualora si dovesse intervenire male un’altra volta, qualora nel prossimo Consiglio dei ministri non dovessero emergere soluzioni per il rifinanziamento della cig in deroga, sarà messa totalmente a rischio la tenuta sociale ed economica del Paese.

*Segretario Generale Ugl