Sondaggio: il Pdl sfiora il 30%. Il Pd perde tre punti. Grillo scende sotto il 22%

Cresce il distacco tra centrodestra e centrosinistra. Secondo le intenzioni di voto alla Camera raccolte da Tecnè per SkyTG24, la coalizione guidata dal Pdl sarebbe avanti di quasi 10 punti attestandosi al 37,6% dei consensi (con il Pdl che arriva al 29,8%). La formazione è cresciuta di più di otto punti rispetto alle elezioni di febbraio. Cala di un punto e mezzo il centrosinistra che si ferma così al 28% mentre il Pd si attesta al 22,6% (alle politiche di febbraio aveva avuto il 25,4%).
Segno negativo anche per il Movimento 5 Stelle che cala di quasi 4 punti rispetto alle politiche (e si ferma al 21,8%). Perde ancora punti Scelta civica (5,7%) mentre guadagna consensi l’area a sinistra del Pd e formata – dopo la scomparsa di Rivoluzione Civile – da Idv, Rifondazione Comunista e Verdi: dal 2,3% delle elezioni sale al 3,2%.

Il sondaggio rileva una tendenza in atto che è stata al centro dei commenti di numerosi analisti politici: la disponibilità immediata del Pdl alle larghe intese in nome del superiore interesse del Paese e l’insistenza con la quale il partito di Berlusconi ha battuto sul tasto dell’Imu denunciando un’oppressione fiscale intollerabile per i cittadini hanno rafforzato il centrodestra. Sull’altro fronte le ambiguità e le divisioni del centrosinistra, incapace di superare le parole d’ordine dell’antiberlusconismo, hanno fatto maturare nell’opinione pubblica la consapevolezza che l’alternativa di sinistra è assai evanescente e, in particolare, supportata da un partito incapace di decidere e dilaniato dalle correnti. Anche gli errori di Grillo hanno pesato e non poco sulla perdita di credibilità del suo Movimento: i gruppi parlamentari che appaiono eterodiretti, il rifiuto del dialogo, l’estremismo verbale che poco si concilia con una cultura di governo sono stati elementi che da subito hanno eroso i consensi guadagnati dal M5S. Infine l’area centrista si è rivelata ininfluente nel gioco politico e il leader di Scelta civica Mario Monti è apparso agli occhi della maggioranza degli elettori come il responsabile principale dell’attuale fase di recessione senza mostrare nel dopo-voto un’adeguata capacità di proposta politica.