Si sgretola l’icona anti-mafia di Ingroia e Santoro. Arrestato Ciancimino jr, per evasione fiscale…

La notizia è forte. Le circostanze della vicenda tutte da decifrare anche alla luce del drammatico capitolo sui rapporti tra Stato e mafia nei terribili anni ’90 ancora tutti da indagare. Poche ore fa Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo don Vito, è stato arrestato su ordine del gip di Bologna con l’accusa di associazione a delinquere ed evasione fiscale. I pm gli contestano anche l’aggravante di aver favorito Cosa Nostra. A Ciancimino jr vengono contestati reati fiscali riferiti al periodo in cui viveva in Emilia Romagna, con un’evasione calcolata in circa 30 milioni di euro nell’ambito dell’inchiesta sul commercio di acciai, per il quale sono in corso 13 ordinanze di custodia cautelare. Secondo l’accusa il figlio di don Vito (che si dichiara «una vittima») sarebbe stato titolare di fatto di alcune società che avrebbero evaso l’Iva per decine di milioni di euro. Un’ipotesi di reato quasi “marginale” per un personaggio a dir poco controverso e ciarliero, la cui attendibilità come testimone (postumo) della presunta trattativa tra Stato e Cosa Nostra ha sempre destato fortissime perplessità. Oggi Ciancimino junior é uno dei testimoni chiave del processo sulla trattativa tra lo Stato e la mafia in cui è anche imputato di concorso in associazione mafiosa e calunnia all’ex capo della polizia, Gianni De Gennaro. Tutti lo ricordiamo ospite fisso per mesi del programma Annozero, dal quale ha aperto i rubinetti del ricordo, con un profluvio di dichiarazioni sulla trattativa tra Stato e mafia e i presunti rapporti tra Berlusconi, Dell’Utri e suo padre Vito Ciancimino. Ospitate che provocarono scalpore e indignazione, sia a destra che a sinistra, per la sospetta facilità con la quale attaccava tutto e tutti sulla base di presunti pizzini.  Avrebbe potuto dire tutto ed il suo contrario, tanto a parlare non sarebbe mai stato lui ma il padre defunto. In un sistema giudiziario serio le sue dichiarazioni avrebbero dovuto assumere consistenza giuridica solo dopo esser state verificate dal magistrato, e non prima. Tra i suoi mentori Ciancimino vanta un personaggio di peso che risponde al nome di Antonio Ingroia. L’ex procuratore aggiunto di Palermo, che ha tentato senza successo la strada politica, nella prefazione del libro di Massimo Ciancimino Nel labirinto degli dei scrive: «Dal primo incontro ho capito che Ciancimino jr era fatto di tutt’altra pasta. Tanto il padre era ombroso, tanto il figlio Massimo è gioviale. Non ho mai visto il padre abbandonare l’espressione adirata. Massimo non è certo attaccato alla cultura dell’omertà…». In una dichiarazione del 2012, Ingroia si spinse a definirlo «un’icona della lotta contro la mafia». Il figlio dell’ex sindaco di Palermo è anche indagato a Palermo per detenzione di esplosivo. Maurizio Gasparri, tra i primi a commentare l’arresto, chiede di «andare fino in fondo stabilire chi ha depistato, chi ha favorito la mafia, chi ha cancellato il carcere duro e perché». Il presidente dei senatori del Pdl trova bizzarra l’accusa di evasione fiscale e associazione per delinquere «mentre aspettiamo ancora che sia processato per possesso di candelotti di tritolo in casa». È tempo che su personaggi simili si cali definitivamente il sipario – aggiunge –  «nonostante non siano mancati magistrati e giornalisti che lo hanno elevato a icona antimafia contro ogni evidenza e buon senso». Quel buon senso che ispira la lettera di Pietro Grasso a Repubblica, dal titolo «Voglio la verità sulle stragi impunite».