Sanità, la “bomba” dei ticket sul tavolo del ministro Lorenzin: “Dobbiamo disinnescarla”

Un vero e proprio salasso, che potrebbe costare a testa 300-350 euro, invece dei 150 attuali, è quello che potrebbe abbattersi sulle tasche (sempre più vuote) degli italiani a partire dal primo gennaio 2014

quando dovrebbero scattare 2 miliardi di euro aggiuntivi di ticket che, di fatto, raddoppiano il totale che lo Stato conta di incassare dalla compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria. Un impatto che il sistema non sarebbe in grado di reggere secondo l’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) se non si amplia la platea dei paganti (di chi cioé non è esente per reddito o per patologia): ad oggi infatti per specialistica ed esami paga il ticket “solo” il 25% degli italiani, spendendo in media 150 euro a testa. Un raddoppio delle entrate previste dai ticket rischierebbe insomma di tradursi in una «batosta per chi paga», come ha sottolineato il presidente dell’agenzia, Giovanni Bissoni, avendo come effetti collaterali da un lato il rischio di non incassare quanto previsto, dall’altro di provocare una «fuga» dal Servizio sanitario nazionale, come già è successo con il superticket. Questo rischio potrà essere stoppato dal nuovo governo. Infatti il tema della riforma dei ticket proprio per fare fronte alle novità del 2014 è stato al centro dell’agenda dell’ex ministro Balduzzi che non ha avuto però la forza politica di introdurla (si è parlato di un nuovo sistema di ticket-franchigia sulla base del reddito o dell’Isee). Oggi arriva sul tavolo del neo ministro Beatrice Lorenzin che ha già allo studio la questione e che nella sua prima uscita pubblica ha detto che «la questione dei ticket ci sta molto a cuore. In futuro su questo scriveremo un “titolo” a parte».