Riforme, cinque mozioni in campo. Con la “bomba” lanciata sul governo dal renziano Giachetti

Sono cinque le mozioni presentate alla Camera sull’avvio del percorso di riforme costituzionali. Un dibattito che si è già aperto stamane con diversi interventi e che proseguirà fino al voto del pomeriggio. In particolare suscita preoccupazioni la mozione presentata dal renziano Roberto Giachetti e sottoscritta da un centinaio di parlamentari che chiede il ritorno al Mattarellum. «Si tratta – dice la mozione – di una riforma da approvare subito per garantire che una eventuale consultazione elettorale anticipata non si realizzi più con l’attuale legge elettorale, ma allo stesso tempo – afferma la mozione – potrà essere superata se in sede di riforme costituzionali si approdi a soluzioni che richiedano un sistema elettorale diverso». Il documento è firmato in grandissima parte da esponenti del Pd. «Non si può lavorare assieme al tema delle riforme e nel frattempo mettere di fronte al fatto compiuto con una risoluzione che indica tra le tante opzioni possibili una specifica opzione per quanto riguarda la legge elettorale», polemizza il capogruppo di Scelta Civica Lorenzo Dellai. «Renzi vuole la fine di Letta», sintetizza Cicchitto del Pdl.

La seconda mozione è firmata da esponenti di Sel ed elenca tutte le richieste che vanno dalla riforma della seconda parte della Costituzione alla riforma del numero dei deputati e dei senatori fino alla revisione dell’art.49 della Costituzione sulla democrazia interna e la trasparenza dei partiti. La terza mozione è della Lega e reca la prima firma di Giancarlo Giorgetti. Anche in questo caso si indica nella convenzione lo strumento per predisporre una proposta non vincolante. Tra le richieste quella di chiudere definitivamente la partita del federalismo fiscale, rivedendo il rapporto tra centro e periferia. Il documento si rifà, in alcuni passaggi, alle proposte del Comitato dei saggi istituito dal Presidente della Repubblica dopo le elezioni. La quarta mozione è stata presentata dalla maggioranza, infatti reca le firme del capogruppo Speranza(Pd) Brunetta (Pdl) Dellai (Scelta Civica) e Pisicchio (Misto). Il documento della maggioranza prevede un ddl costituzionale da presentare alle camere entro giugno, con un iter celere di approvazione. Un comitato composto da 20 senatori e 20 deputati, nominati dai rispettivi presidenti delle Camere su designazione dei gruppi parlamentari e scelti tra i componenti delle Commissioni Affari costituzionali. Al comitato sarà conferito il potere referente per l’esame dei progetti di legge costituzionali su forma di Stato, forma di governo, assetto bicamerale del Parlamento nonché – e questo è il punto saliente – coerentemente con le disposizioni costituzionali – di riforma dei sistemi elettorali”. L’ultima mozione è quella presentata dal movimento 5 Stelle, che propone l’indizione di un referendum popolare di indirizzo per chiedere ai cittadini di esprimersi sull’opportunità di modificare e in quale modo la forma di governo e di Stato.