Respinta la richiesta di libertà anticipata per la Pussy Riot Masha: non ha tenuto una “buona condotta”

Il tribunale di Berezniki, nella regione di Perm, ha respinto la richiesta di liberazione anticipata avanzata da Maria Aliokhina, una delle tre Pussy Riot condannate a due anni per offesa alla religione dopo una preghiera punk anti Putin nella cattedrale ortodossa di Mosca. Il giudice ha accolto le richieste dei rappresentanti della colonia penale e dell’accusa, contrari alla scarcerazione anticipata. ‘Masha’ aveva annunciato uno sciopero della fame per protesta.

Il tribunale ha preso la sua decisione nonostante l’astensione dell’avvocato d’ufficio della Aliohina, nominato dopo che la detenuta aveva annunciato uno sciopero della fame e chiesto ai suoi difensori di non partecipare all’udienza finché non fosse stata ammessa personalmente anche lei. Il legale di ‘Masha’, Irina Khrunova, ha preannunciato appello contro una decisione ritenuta “illegittima e infondata”. Durante l’udienza, il rappresentante della colonia penale si era opposto alla scarcerazione della Aliokhina sostenendo che aveva violato coscientemente le regole di comportamento della vita penitenziaria e non aveva alcun encomio. Il gruppo artistico Voinà, di cui facevano parte alcune Pussy Riot, ha twittato che a ‘Masha’ sono state contestate circostanze come il fatto di non tenere il letto in ordine, di non portare il fazzoletto in testa quando lavora con la macchina da cucire e di tentare di scrivere lettere nelle ore di pranzo. Due giorni fa intanto la Duma ha approvato a maggioranza in seconda lettura un emendamento che introduce il nuovo rato di offesa dei sentimenti religiosi: pena massima prevista 3 anni di reclusione e 500mila rubli di multa (pari a 12mila euro).