Puppato e Civati si squagliano, Epifani eletto segretario del Pd. Letta: «Bene per il governo»

Il parto è stato rapido e indolore, almeno in apparenza. Stavolta il Pd non poteva fallire, un siluramento di Epifani sarebbe stata la pietra tombale per il partito, ma così non  è stato: l’ex segretario della Cgil è stato eletto nuovo leader “reggente” del Pd con 458 voti su 593, pari all’85,8% dei voti validi (534) e 76 schede bianche. E la Puppato, Civati, i ragazzini si Occupy Pd che contestavano la linea del governo di larghe intese? La fuffa s’è sciolta al voto, il partito ha dato un segnale forte di voler proseguire le intese bipartisan.

Prima del voto, Epifani aveva garantito la continuità della politica di Bersani nel sostegno al governo, ma non aveva risparmiato bordate a Berlusconi. «Nessuno può chiamarsi fuori dalle responsabilità», aveva detto il neo segretario del Pd parlando dal palco dell’assemblea. «Non c’è solo uno – ha detto – la responsabilità ha molti volti. Ora, chi rappresenta questa comunità ha tra i suoi primi compiti quello di dare subito una mano a chi sta correndo alle amministrative». E il governo? «Il suo lavoro è molto e non è facile, abbiamo tante mine, oggi è la giornata in cui qualcuno a Brescia sta mettendo un’altra mina», ha detto Epifani in riferimento a Berlusconi, invitando a non “anteporre l’interesse personale a quello del Paese”. Dichiarazione che hanno scatenato la reazione piccata del capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta: «Epifani comincia ambiguamente la sua avventura di leader del Pd. Prima dice che il governo di coalizione è una necessità. Poi manifesta disprezzo per il Pdl e offende il leader alleato qualificandolo come “quel signore di Brescia”. Hanno sempre bisogno dell’antiberlusconismo…».

Se per Enrico Letta l’elezione di Epifani “è una buona notizia per il governo”, l’interessato, nelle sue prime dichiarazioni, promette il massimo dell’impegno: «Grazie della fiducia. Cercherò di mettercela tutta per fare bene, mi aiutano esperienza e passione e tutti voi se assieme riprendiamo in mano il futuro di questo partito non per noi ma per i paese. Da domani – ha concluso – tutti a lavorare».